domenica 30 agosto 2026

Crisi demografica e declino ambientale: la provincia di Frosinone davanti al suo bivio storico

La provincia di Frosinone vive una delle fasi più critiche della sua storia recente: il crollo demografico, ormai strutturale, si intreccia con un quadro ambientale compromesso che incide direttamente sulla salute e sulla fertilità di uomini e donne. Non si tratta di allarmismo, ma della fotografia di un territorio che da anni paga il prezzo di scelte ambientali sbagliate, inerzie politiche e un modello di sviluppo fondato sul consumo di suolo, sull’inquinamento industriale e su una mobilità insostenibile.

Il calo delle nascite nella provincia di Frosinone negli ultimi anni ha assunto dimensioni drammatiche. La popolazione invecchia, i giovani emigrano e il saldo naturale è costantemente negativo. La provincia si colloca stabilmente nelle ultime posizioni nazionali per qualità della vita degli anziani, per servizi alle famiglie e per opportunità per i bambini. Il risultato è un territorio che non riesce più ad attrarre né a trattenere nuove generazioni.

Le cause sono molteplici: precarietà economica, servizi insufficienti, carenza di infrastrutture culturali e sportive. Ma c’è un fattore che pesa più degli altri e che troppo spesso viene ignorato: l’inquinamento ambientale.

La Valle del Sacco è da decenni un territorio classificato come SIN con le matrici ambientali che presentano criticità note e documentate. Le emissioni industriali, il traffico veicolare e la presenza di sostanze tossiche persistenti hanno generato un ecosistema fragile, dove l’esposizione quotidiana agli inquinanti è diventata un fattore di rischio sanitario diffuso.

Numerosi studi scientifici, nazionali e internazionali, hanno evidenziato come l’esposizione prolungata a metalli pesanti, microplastiche, interferenti endocrini e polveri sottili possa compromettere la fertilità maschile e femminile. Gli interferenti endocrini, in particolare, alterano la produzione ormonale, riducono la qualità del seme, incidono sulla riserva ovarica e aumentano il rischio di infertilità e complicazioni in gravidanza.

In un territorio dove la qualità dell’aria è tra le peggiori del Lazio, dove il tasso di motorizzazione è tra i più alti d’Italia e dove persistono aree contaminate da sostanze tossiche, ignorare il legame tra ambiente e fertilità significa negare la realtà.

Il quadro sanitario della provincia di Frosinone è segnato da indicatori preoccupanti:

  • mortalità tra le più alte del Paese;

  • qualità dell’aria tra le peggiori;

  • ecosistema urbano fragile;

  • rischio idrogeologico elevato;

  • servizi sanitari insufficienti e poco digitalizzati.

Questi fattori non solo peggiorano la qualità della vita, ma contribuiscono a rendere il territorio meno attrattivo per le giovani famiglie e più esposto a patologie croniche, incluse quelle che incidono sulla fertilità.

La crisi demografica non è un destino inevitabile. È il risultato di scelte politiche, modelli economici e comportamenti sociali. Per invertire la rotta servono politiche coraggiose: bonifiche reali, non annunciate; mobilità sostenibile; controlli ambientali rigorosi; investimenti nei servizi per l’infanzia; sostegno alle famiglie; incentivi per chi decide di restare o tornare.

Serve soprattutto una cultura della legalità ambientale, che metta al centro la salute dei cittadini e il futuro del territorio.

In questo contesto, realtà come Fare Verde Provincia di Frosinone APS , Medici di Famiglia per l'Ambiente e altre associazioni non politicizzate svolgono un ruolo essenziale: monitorano, denunciano, informano, promuovono la partecipazione civica e difendono il diritto alla salute e a un ambiente sano. La crisi demografica non si affronta solo con misure economiche, ma con un cambiamento culturale che restituisca ai cittadini la consapevolezza del valore del territorio e della necessità di proteggerlo.

La provincia di Frosinone è davanti a un bivio. Continuare sulla strada dell’inquinamento, della speculazione e dell’indifferenza significa condannare il territorio a un declino irreversibile.

Continuare ad anteporre i posti di lavoro alla salute dei cittadini portando una quantità esagerata di rifiuti nella nostra terra che ne produce pochissimi.

Scegliere la via della legalità, della sostenibilità e della tutela della salute significa restituire speranza alle nuove generazioni e ricostruire una comunità viva, fertile e resiliente.

Il tempo delle analisi è finito. Servono decisioni.







mercoledì 26 agosto 2026

Provincia di Frosinone - AMBIENTE & LIBERTA' DI STAMPA



AMBIENTE & LIBERTA' di STAMPA - La libertà di stampa è uno dei pilastri fondamentali della democrazia. Eppure, secondo il World Press Freedom Index di Reporters Sans Frontières, l’Italia si colloca oggi al 56° posto nel mondo, una posizione che evidenzia criticità crescenti nel sistema informativo nazionale. Un dato che trova riscontro anche nella nostra provincia: quando una notizia non viene pubblicata, il problema semplicemente “non esiste”.

Da anni – numerosi comuni della provincia di Frosinone sono costretti a convivere con:

• razionamenti idrici continui, programmati e non programmati;

• interruzioni improvvise, spesso comunicate con ritardo o non comunicate affatto;

• riparazioni ripetute in troppi acquedotti comunali, segno evidente di infrastrutture obsolete e ammalorate;

• Mancanza di depuratori per le acque reflue urbane

• Depuratori obsoleti e/o insufficienti rispetto alla popolazione

• disagi quotidiani per famiglie, attività commerciali e servizi pubblici.

Il gestore del Servizio Idrico Integrato, invece di programmare investimenti strutturali per la sostituzione delle condotte più deteriorate, per costruire nuovi impianti (anche per la depurazione nei comuni sprovvisti) continua a intervenire con riparazioni tampone che non risolvono le criticità e che, anzi, moltiplicano i disservizi e nel peggiore dei casi si comporta come se il fatto non lo riguardasse forse sicuro di non ricevere punizioni.

La popolazione vive così tra razionamenti annunciati e razionamenti “di fantasia”, attivati senza alcuna comunicazione preventiva. Addirittura ci sono comuni che hanno avuto seri problemi per autorizzare gli allacci in fogna per mancanza di impianti di depurazione . Una gestione che appare sempre più lontana dai principi di trasparenza e di tutela dell’utenza.

A rendere il quadro ancora più preoccupante è la situazione dell’informazione locale.

È noto che il presidente di una cooperativa editoriale che gestisce un importante giornale della provincia siede anche nel Consiglio di Amministrazione dell’azienda che gestisce il Servizio Idrico Integrato. Una sovrapposizione di ruoli legale ma che pone in evidenza un problema etico di proporzioni gigantesche.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: ciò che non viene raccontato non esiste.

In una provincia già gravata da emergenze ambientali e infrastrutturali, il silenzio mediatico diventa un ulteriore fattore di vulnerabilità.

Fare Verde Provincia di Frosinone APS ribadisce con forza che:

• la trasparenza nella gestione dei servizi pubblici è un dovere verso i cittadini;

• la libertà di stampa è un presidio irrinunciabile di democrazia;

• i conflitti etici tra informazione e gestione dei servizi essenziali devono essere monitorati e prevenuti;

• la popolazione ha diritto a informazioni complete, indipendenti e tempestive.

La nostra associazione continuerà a denunciare pubblicamente ogni forma di opacità, ogni disservizio e ogni tentativo di minimizzare o occultare problemi che incidono sulla qualità della vita dei cittadini.

La popolazione della provincia di Frosinone merita un servizio idrico efficiente e una stampa libera. Senza questi due pilastri, la democrazia locale e la tutela dei diritti fondamentali restano compromesse.

Fare Verde Provincia di Frosinone APS











PROGRAMMA ACQUA CHIARA DI FARE VERDE PROVINCIA DI FROSINONE APS





martedì 25 agosto 2026

Costituzione del Gruppo Locale “Fare Verde San Giorgio a Liri” Articolazione territoriale di Fare Verde Provincia di Frosinone APS



San Giorgio a Liri - Nel corso del pubblico incontro civico tenutosi il 24 agosto 2026 presso San Giorgio a Liri, alla presenza di numerosi cittadini e cittadine, è stato formalmente costituito il Gruppo Locale “Fare Verde San Giorgio a Liri”, nuova articolazione territoriale di Fare Verde Provincia di Frosinone APS, Ente del Terzo Settore regolarmente iscritto al RUNTS.

L’assemblea, presieduta dal Dott. Marco Belli, Presidente pro tempore di Fare Verde Provincia di Frosinone APS, ha proceduto alla definizione del direttivo locale, eletto per acclamazione:Presidente: Francesco Di Cicco
Vicepresidente: Avv. Anna Ciaraldi
Segretario: Castrechini Pasqualino

La costituzione del Gruppo Locale rappresenta un passo significativo verso il rafforzamento della partecipazione civica e della tutela ambientale nel territorio comunale.

L’incontro è stato dedicato alla ricostruzione della vicenda dell’incendio presso ReMat Lazio S.p.A., verificatosi il 12 luglio 2026 e già preceduto da un analogo episodio sei mesi prima, durante l’iter autorizzativo regionale per l’adeguamento dell’impianto.

Sono intervenuti:il Dott. Francesco Lavalle, già Sindaco di San Giorgio a Liri;
l’Ing. Antonio Mambro, consulente tecnico di Fare Verde Provincia di Frosinone APS;
Mario Di Giorgio, Medaglia d’Oro al Valore Civile, già dipendente del Ministero dell’Interno . Vigili del Fuoco
Dott, Marco Belli presidente di Fare Verde Provincia di Frosinone APS

Durante l’incontro , grazie ai contributi tecnici e alle testimonianze dirette dei cittadini, sono state evidenziate criticità nella gestione dell’emergenza, tra cui la mancata informazione capillare alla popolazione e la presunta evacuazione delle famiglie residenti, circostanza definita dai presenti come non corrispondente ai fatti.

Il Dott. Marco Belli Presidente di Fare Verde Provincia di Frosinone APS ha richiamato l’attenzione sulle ceneri ancora presenti in loco, evidenziando il rischio concreto che possano essere smosse e disperse dal vento. Ha inoltre ribadito che chiedere un piano di bonifica del braciere Remat, ulteriori analisi e una comunicazione capillare ai cittadini non è allarmismo, bensì buon senso e tutela della salute pubblica.

Fare Verde Provincia di Frosinone APS ha confermato l’impegno a proseguire l’attività di monitoraggio, studio e interlocuzione istituzionale affinché vengano garantite sicurezza, trasparenza e tutela della salute pubblica.

La nascita del Gruppo Locale “Fare Verde San Giorgio a Liri” presieduta da Franceso Di Cicco segna l’avvio di una presenza civica strutturata, pronta a collaborare con le istituzioni e a promuovere iniziative di tutela ambientale, legalità e partecipazione democratica anche attraverso pubbliche assemblee di informazione e sensibilizzazione dedicate alla popolazione stanziale e dei comuni confinanti.

Fare Verde Provincia di Frosinone APS esprime piena soddisfazione per la costituzione del nuovo presidio territoriale e per la grande partecipazione registrata durante l’incontro.





domenica 16 agosto 2026

Il paradosso della TARI: Aumenta la percentuale della raccolta differenziata e la tariffa cresce.



TARI - Il paradosso della TARI esiste davvero: nonostante l’aumento della raccolta differenziata, la tariffa cresce. E questo contraddice il principio europeo chi inquina paga. Il punto centrale è che la TARI non misura quanto il cittadino conferisce, ma quanto costa al Comune l’intero sistema rifiuti. E questi costi, negli ultimi anni, crescono in modo dissociato dai comportamenti virtuosi dei cittadini.

Il paradosso nasce perché la TARI deve coprire il 100% dei costi del servizio, e questi costi aumentano anche quando la raccolta differenziata migliora. Il risultato è che chi produce meno rifiuti paga comunque di più, mentre il principio europeo vorrebbe l’esatto contrario.

La TARI copre tutti i costi del servizio, non solo quelli legati all’indifferenziato. Tra i costi fissi: mezzi e attrezzature, spazzamento strade, amministrazione e ammortamenti.

Questi costi non diminuiscono se aumenta la differenziata.

Per aumentare le percentuali della raccolta differenziata, i Comuni sono passati al porta a porta, che richiede: più personale, più mezzi e più turni con il costo del lavoro che diventa così la voce più pesante del bilancio per il servizio .

La normativa italiana non applica davvero il principio europeo “chi inquina paga”. La Cassazione ha chiarito che le tariffe devono essere proporzionate alla potenziale produzione di rifiuti, ma non misurano la produzione reale. In altre parole: il cittadino virtuoso non viene premiato, chi produce più rifiuti non paga di più in modo proporzionale e la tariffa è costruita su coefficienti presuntivi, non su misurazioni reali.

Il cittadino fa la sua parte, ma paga di più
Il principio europeo “chi inquina paga” è scritto nel trattato dell’Unione all’Articolo 191, paragrafo 2, del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE). Sancito dalla Direttiva Europea 2008/98/CE sui rifiuti, precisato dal Regolamento Europeo (UE) n. 2020/852 e puntualizzato dal, Corte di Giustizia sulla responsabilità economica del soggetto che genera l’inquinamento, sulla proporzionalità tra danno e costo e sul divieto di scaricare i costi su soggetti non responsabili.

Per chi non lo avesse ancora recepito: Il principio europeo Chi inquina paga richiede sistemi PAYT – Pay As You Throw, cioè:
misurazione puntuale dei rifiuti
tariffa proporzionale al conferimento
premi per chi differenzia bene
penalità per chi produce indifferenziato

In Italia invece vige il paradosso in termini civici

Il cittadino: separa i rifiuti, aumenta la percentuale di differenziata, riduce l’indifferenziato, e sostiene costi crescenti.

Il sistema TARI : non misura la produzione reale, non distingue tra chi differenzia i rifiuti e chi no generando disparità e senso di ingiustizia, non premia la qualità della raccolta differenziata , non riduce i costi fissi e scarica i costi strutturali sulla tariffa

Risultato: la TARI cresce anche quando il cittadino inquina meno.

Il paradosso della TARI dimostra che il sistema italiano non applica il principio europeo, ma un modello amministrativo che non è correlato ai comportamenti individuali, non incentiva la riduzione dei rifiuti, non premia la qualità della differenziata e non distingue tra chi inquina e chi non inquina

L’attuale TARI è un sistema che chiede sempre più denaro ai cittadini, anche quando fanno esattamente ciò che l’Europa chiede
.












sabato 8 agosto 2026

SIN Valle del Sacco - Fare Verde Provincia di Frosinone APS commenta il report ambientale.

SITO SIN BACINO IDRICO VALLE DEL SACCO - Si sa che ARPA Lazio non tratta questioni sanitarie. Ma è quantomeno sorprendente che un documento che fotografa vent’anni di esposizioni ambientali non trovi neppure il coraggio di richiamare il Ministero della Salute o di suggerire ad esempio  una minima, elementare campagna di monitoraggio sanitario dedicato  ad una popolazione che ha respirato, bevuto e coltivato dentro il  SIN BACINO IDRICO DEL FIUME SACCO.

Un dettaglio, certo. Come se la salute pubblica fosse un accessorio.

C’è una certa genialità nel nuovo report ARPA Lazio sulla Valle del Sacco: riesce a raccontare vent’anni di disastri ambientali con la stessa emotività di un manuale di istruzioni per lavatrici. Un talento raro: parlare di aria, acqua e suolo senza mai sfiorare la vita reale di chi ci vive e ci lavora.

ARIA – PM10 e PM2.5

Nel 2024, in vari punti della Valle, i PM10 hanno superato 40 µg/m³ nei periodi critici. Il report usa il consueto linguaggio tecnico, quello che parla di “andamenti”, “stabilità dei valori”, “coerenza con gli anni precedenti”. Un modo elegante per dire che si respira male da anni, e che la cosa non sembra destare particolare allarme. Un ragionamento impeccabile, se la Valle del Sacco fosse un poligono industriale disabitato. Peccato che ci vivano persone. Peccato che nessuno si chieda se quei polmoni meritino almeno un controllo.

ACQUA – β-HCH

Il fiume Sacco continua a mostrare la presenza del famigerato β-HCH, la sostanza che ha devastato allevamenti, aziende agricole e intere filiere. L'inquinamento delle matrici suolo/sottosuolo, acque superficiali e sotterranee è il risultato di decenni di attività industriali inquinanti, smaltimenti illeciti di rifiuti tossici e sversamenti nei corsi d'acqua. Il territorio è caratterizzato da contaminazioni da sostanze organiche persistenti come beta-esaclorocicloesano (β-HCH), arsenico, metalli pesanti e fitofarmaci, che interessano sia le acque superficiali che il suolo. Eppure nel documento non c’è una riga che dica: “ La  gente che ci abita  merita un’assistenza sanitaria e sociale dedicate ” perché hanno altissime probabilità di ammalarsi .

SUOLO – Piombo e arsenico

In alcune aree agricole, i terreni mostrano ancora concentrazioni elevate di piombo e arsenico, con superamenti delle soglie per l’uso agricolo. Il report lo registra con la solita compostezza tecnica, come se si trattasse di un reperto museale. Nessuna domanda su cosa significhi per chi quel suolo lo ha lavorato per anni . Nessuna proposta di bio monitoraggio. Nessun richiamo al Progetto INDACO. Silenzio totale.

Il capolavoro del report: la Valle del Sacco senza la Valle del Sacco

Il documento è un esercizio di equilibrismo istituzionale: non disturba la politica, non disturba l’industria, non disturba gli enti che per anni hanno certificato criticità senza mai risolverle.

Disturba solo la realtà.

Perché la Valle del Sacco non è un dataset. Non è una matrice. Non è un grafico. È un territorio agricolo inzozzato dalle industrie , costruito da generazioni di persone che hanno trasformato un suolo difficile in un paesaggio produttivo e vivo.

Eppure nel report gli agricoltori compaiono come comparse mute, come elementi del paesaggio. Non c’è una riga che dica: “Questo territorio esiste perché loro lo hanno fatto esistere”.

Il report è aggiornato al 2024. La sensibilità, invece, sembra ferma a due secoli fa. È un documento che descrive tutto tranne ciò che conta: le persone, il lavoro, l’agricoltura, il genius loci della Valle del Sacco.

La Valle non ha bisogno di un altro PDF che “descrive”. Ha bisogno di qualcuno che si assuma responsabilità. E soprattutto di qualcuno che abbia il coraggio di dire che la vera emergenza non è nei grafici, ma nelle persone che quei grafici li subiscono.

E che una campagna di monitoraggio sanitario permanente — la cosa più ovvia, più logica, più umana — non è un optional: è un dovere.









lunedì 27 luglio 2026

INCENDIO REMAT - Fare Verde Provincia di Frosinone APS interviene sull'incendio della Re Mat

Fare Verde Provincia di Frosinone APS ha inoltrato alla Procura della Repubblica di Cassino, alla Prefettura di Frosinone, alla ASL, al Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco e al Comune di San Giorgio a Liri una richiesta formale per accertamenti sull’impianto di recupero rifiuti gestito da RE.MAT. Lazio S.p.A., alla luce di elementi documentali che sembrerebbero evidenziare criticità rilevanti.

L’associazione ha sottolineato come la Regione Lazio abbia qualificato come modifica non sostanziale un intervento che ha comportato un ampliamento dell’impianto del 53%, l’estensione delle aree di stoccaggio, nuove opere civili, modifiche al sistema di gestione delle acque meteoriche e l’introduzione di un’area destinata al deposito temporaneo di rifiuti radioattivi. Una valutazione che, secondo Fare Verde Provincia di Frosinone APS, avrebbe richiesto un’analisi più approfondita degli effetti cumulativi.

Nell'esposto è stata posta particolare attenzione sull’incendio del 6 aprile 2025, verificatosi durante il procedimento autorizzativo, senza che nel nuovo provvedimento regionale emergesse una rivalutazione delle misure antincendio o del Piano di Emergenza Interno. Il successivo incendio del 12 luglio 2026 renderebbe inquietante questa specifica circostanza .

Fare Verde Provincia di Frosinone APS ha inoltre evidenziato che una prescrizione del rinnovo autorizzativo – la rimozione dei rifiuti accumulati all’esterno – risultava adempiuta solo al 60%, con una quota rilevante di materiali ancora presente al momento dell’autorizzazione del 2025.

Ulteriori verifiche sono state richieste sul dimensionamento del nuovo sistema di gestione delle acque meteoriche, sulla capacità dei serbatoi, sul rischio di tracimazioni e sulla conformità alle prescrizioni tecniche, soprattutto in relazione all’aumento delle superfici impermeabili.

L’associazione ha chiesto infine accertamenti sulla nuova area destinata ai rifiuti radioattivi intercettati dai sistemi radiometrici, richiamando la necessità di protocolli operativi conformi al D.Lgs. 101/2020 e di un aggiornamento del Piano di Emergenza Interno.

Alla luce di tali elementi, Fare Verde ha sollecitato gli enti competenti a verificare la completezza dell’istruttoria, la conformità delle valutazioni ambientali e l’adeguatezza delle misure di prevenzione, nel rispetto dei principi di precauzione e di tutela dell’ambiente sanciti dal D.Lgs. 152/2006.

Soi precisa che con altra nota è stata chiesta la revoca dell'AIA emessa dalla Regione Lazio con la determinazione  n. G11754 del 16 settembre 2025









domenica 26 luglio 2026

Inceneritore di San Vittore del Lazio, il Consiglio di Stato riapre il giudizio sulla quarta linea


Importante svolta nella vicenda della quarta linea del termovalorizzatore ACEA Ambiente di San Vittore del Lazio. Con la sentenza n. 6048/2026, pubblicata il 24 luglio 2026, il Consiglio di Stato ha accolto l’appello presentato dal Comune di Rocca d’Evandro, annullando la precedente decisione del TAR Latina, che aveva dichiarato improcedibile il ricorso contro gli atti autorizzativi dell’impianto.


La causa torna ora al TAR, che dovrà pronunciarsi nel merito sulle contestazioni avanzate dai ricorrenti riguardo alla legittimità delle autorizzazioni rilasciate per la realizzazione della quarta linea.

Il TAR dovrà esaminare tutte le contestazioni

Secondo quanto stabilito dal Consiglio di Stato, il ricorso non ha perso interesse per il solo fatto che, durante il procedimento giudiziario, siano stati banditi gli appalti e avviati i lavori dell’opera.I giudici hanno chiarito che la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e il Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale (PAUR) costituiscono il presupposto giuridico indispensabile dell’intervento. Di conseguenza, un eventuale annullamento di tali provvedimenti potrebbe incidere anche sugli atti successivi, comprese le procedure di gara, poiché privi del necessario fondamento autorizzativo.

Riconosciuto il diritto degli enti locali a tutelare ambiente e salute

La sentenza ribadisce inoltre un principio ritenuto rilevante nelle controversie ambientali: VIA, PAUR e Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) sono provvedimenti autonomi e ciascuno può essere impugnato separatamente.

Il Consiglio di Stato conferma anche la piena legittimazione degli enti territoriali ad agire a tutela dell’ambiente e della salute pubblica. Secondo i giudici, nelle controversie ambientali è sufficiente dimostrare la vicinitas, ossia la vicinanza territoriale all’opera contestata, e prospettare possibili effetti negativi sul territorio, senza dover provare fin dall’inizio un danno certo e attuale.

Al centro del giudizio VIA, PAUR e autorizzazioni

Con il rinvio disposto dal Consiglio di Stato, il TAR Latina dovrà affrontare per la prima volta le questioni di merito rimaste finora inesaminate.

Tra gli aspetti che saranno valutati figurano la legittimità della Valutazione di Impatto Ambientale, del PAUR e degli altri atti autorizzativi relativi alla quarta linea del termovalorizzatore, oltre a diversi profili di carattere ambientale, urbanistico, autorizzativo e procedimentale sollevati dai ricorrenti.

Secondo il Consiglio di Stato, il fatto che i lavori siano già stati avviati non può impedire al giudice di verificare la validità degli atti amministrativi che hanno consentito la realizzazione dell’opera.

Fare Verde Provincia di Frosinone APS: “Ora si faccia piena chiarezza”

In una nota, Fare Verde Provincia di Frosinone APS, che ha collaborato con il Comune di Rocca d’Evandro nell’attività di approfondimento tecnico e documentale a supporto del ricorso, ha espresso soddisfazione per la decisione del Consiglio di Stato.

L’associazione auspica che il giudizio di merito consenta di verificare la piena legittimità dell’intero procedimento autorizzativo della quarta linea dell’impianto.

Fare Verde ricorda inoltre di essere in attesa, da oltre due anni, della documentazione relativa al titolo edilizio della quarta linea, richiesta al Comune di San Vittore del Lazio attraverso gli strumenti previsti dalla normativa sull’accesso agli atti. Secondo l’associazione, tali documenti sarebbero indispensabili per ricostruire l’intero iter amministrativo e garantire la massima trasparenza nei confronti dei cittadini.

Si ringrazia l'Avv. Pasquale Rinaldi per la pazienza e per la Sua grande dedizione alla causa ambientale. Ha gestito ogni fase  del  procedimento in modo ineccepibile.
Dal giornale online "La Spunta".



Politica identitaria senza potere decisionale: il caso del BRT di Frosinone e l’assenza di una vera strategia per il made in Italy

 

Nel dibattito pubblico locale si moltiplicano richiami al “territorio”, alle “eccellenze locali” e al “made in Italy”. Un vero mantra comunicativo quello delle iniziative che richiamano fantastici richiami identitari. Tuttavia, tali dichiarazioni risultano prive di fondamento giuridico e amministrativo: le norme europee e nazionali sugli appalti pubblici non consentono alle amministrazioni pubbliche di imporre l’acquisto di prodotti italiani per ragioni identitarie o simboliche.

Le direttive UE e il Codice dei Contratti Pubblici stabiliscono infatti i principi di concorrenza, non discriminazione e parità di trattamento, rendendo illegittima qualsiasi preferenza basata sulla provenienza nazionale dei beni.

In questo contesto, il caso del BRT di Frosinone rappresenta un esempio emblematico di scollamento tra propaganda e realtà. Il BRT di Frosinone , presentato con enfasi come simbolo di innovazione “ciociara”, è in realtà un bus elettrico prodotto da un’azienda turca, scelta nell’ambito di procedure che non prevedono alcuna preferenza per il made in Italy.
Nonostante ciò, la comunicazione politica ha insistito su elementi identitari e folkloristici, fino ad attribuire al mezzo un nome locale - ESSEGLIE' - nel tentativo di costruire una narrazione di fantasia che non trova riscontro nei fatti.

La contraddizione appare ancora più evidente considerando che, proprio a Frosinone, opera Tecnobus Gulliver, storica azienda italiana specializzata in veicoli elettrici per il trasporto pubblico locale , con prodotti collaudati e ampiamente utilizzati in molte città italiane ed europee.
Un’eccellenza del territorio ignorata nelle scelte amministrative , ma spesso evocata nella retorica politica.

Questa distanza tra parole e azioni alimenta una forma di demagogia identitaria, che non contribuisce né alla tutela delle imprese locali né alla trasparenza verso i cittadini.
La politica, priva degli strumenti normativi per orientare il mercato, finisce per ricorrere a scenografie comunicative che non incidono sulla realtà dei fatti e rischiano di minare la credibilità delle istituzioni.

Quando la politica non può decidere davvero, si rifugia nella retorica:

  • nomi folkloristici

  • simboli identitari

  • narrazioni pseudo-patriottiche

  • richiami alle “eccellenze del territorio”

Sono espedienti comunicativi per coprire l’assenza di potere decisionale reale, ma quando la propaganda supera la realtà, si sfiora il grottesco.

La politica locale parla di “territorio”, “identità”, “made in Italy”, ma negli appalti pubblici con gara :

  • non può imporre prodotti italiani

  • non può tutelare le aziende locali

  • non può controllare gli appalti complessi

  • non conosce le norme europee

  • non ha una strategia industriale

Semplicemente si rifugia nella scenografia, nei nomi folkloristici, nella comunicazione faziosa e nelle inaugurazioni pompose.

Fare Verde Provincia di Frosinone APS richiama le amministrazioni locali alla responsabilità, alla coerenza e al rispetto della verità amministrativa, affinché la promozione del territorio non si riduca a un esercizio di immagine green , ma si traduca in scelte concrete, trasparenti, possibili e utili alla comunità.







venerdì 24 luglio 2026

Patrica - Odori nauseabondi anche questa mattina: residenti costretti a chiamare le Forze dell’Ordine. Fare Verde Provincia di Frosinone APS chiede il sequestro dell’impianto.



Patrica – Anche questa mattina, 24 luglio 2026, i residenti della località Ferruccia di Patrica sono stati costretti a richiedere l’intervento delle Forze dell’Ordine a causa dei persistenti odori nauseabondi che continuano a rendere l’areale invivibile.
Non è bastata la sentenza della Magistratura frusinate, che ha emesso un decreto penale di condanna nei confronti dell’impianto industriale responsabile delle emissioni: il problema, infatti, persiste senza alcuna attenuazione.
D’altro canto, il Comune continua a comportarsi come un moderno Ponzio Pilato, secondo il più classico postulato: “Il problema è di chi ce l’ha”. Un atteggiamento che, di fronte a una comunità esasperata, appare del tutto inadeguato e privo di senso istituzionale.
Fare Verde Provincia di Frosinone APS, con gli iscritti di Fare Verde Patrica, ha già denunciato quanto è in accadimento alla Magistratura, ma nonostante ciò – in un clima di assoluto menefreghismo – le emissioni odorigene insopportabili continuano a manifestarsi con la stessa intensità, comportandosi come uno stalker ambientale, capace di alterare le abitudini quotidiane e i rapporti sociali dei residenti.
La nostra Associazione ribadisce che la reiterazione del fenomeno configura una persistente violazione penale e annuncia che continuerà a chiedere il sequestro dell’impianto, unico provvedimento in grado di tutelare efficacemente la popolazione e ripristinare condizioni di vivibilità dignitose.









martedì 21 luglio 2026

PATRICA - Omessa bonifica del deposito incontrollato di rifiuti presso l’area ex SIPOREX – Patrica (FR) SITO SIN BACINO IDRICO DEL FIUME SACCO




PATRICA - SITO SIN BACINO IDRICO DEL FIUME SACCO -

L’associazione ambientalista Fare Verde Provincia di Frosinone APS rende noto che, a distanza di oltre due anni dalla prima segnalazione alle Forze dell’Ordine , permane inalterata la situazione di grave degrado ambientale nell’area ASI del Comune di Patrica, antistante l’ex stabilimento SIPOREX, del Consorzio Industriale del Lazio.

In data 11 gennaio 2024, l’associazione aveva formalmente denunciato la presenza di un deposito incontrollato di rifiuti, chiedendo l’immediata rimozione dei materiali e la bonifica del sito. A seguito della segnalazione, intervenne anche il servizio pubblico RAI, documentando lo stato dei luoghi e portando la vicenda all’attenzione nazionale.

Nonostante ciò, la situazione è rimasta immutata: i rifiuti sono ancora presenti, nessuna comunicazione ufficiale è stata fornita dal Consorzio Industriale del Lazio. Una condizione che appare incompatibile con i doveri di custodia, vigilanza e gestione responsabile delle aree industriali consortili, e che contribuisce a generare un’immagine di zona franca, sottratta all’applicazione delle norme ambientali.

Il Presidente pro tempore di Fare Verde Provincia di Frosinone APS, Dott. Marco Belli, ha pertanto ritenuto necessario rivolgersi all’Illustrissimo Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Frosinone, affinché vengano valutate:le responsabilità di chi ha determinato l’inquinamento del sito,
le condotte omissive di chi non ha provveduto alla bonifica,
eventuali ulteriori fattispecie penalmente rilevanti.

La tutela dell’ambiente e della salute pubblica impone che situazioni di degrado così evidenti non vengano tollerate né lasciate perdurare nel tempo.

L’associazione ha trasmesso alle Autorità competenti documentazione fotografica aggiornata al 9.6.2026, attestante la presenza dei rifiuti e il perdurante stato di abbandono dell’area antistante l’ex SIPOREX-.

Fare Verde Provincia di Frosinone APS ribadisce la necessità di un intervento immediato e risolutivo, volto a:ripristinare la legalità,
tutelare l’ambiente,
salvaguardare il decoro del territorio,
garantire il rispetto delle norme vigenti in materia di gestione dei rifiuti e bonifica dei siti contaminati.

La Ciociaria non può essere lasciata in balia dell’inerzia amministrativa: il territorio merita attenzione, rispetto e azioni concrete. La politica si pavoneggia con grandi progetti ecologici ma poi non è capace di far bonificare una strada dai rifiuti abbandonati.


































sabato 13 giugno 2026

Ceccano - Rifiuti abbandonati nei campi del SITO SIN Bacino idrico del fiume Sacco.



Ceccano - In località Anime Sante a Ceccano alle coordinate 41°34'38.0"N 13°19'49.7"E c'è chi va nei campi per mietere il fieno e invece trova una discarica.
Non dovrebbe accadere. E invece accade sempre più spesso: un contadino si reca nei propri terreni per lavorare, per mietere il fieno, per portare avanti quei gesti antichi che tengono in vita la nostra terra. Ma ciò che trova davanti a sé è un campo disseminato di rifiuti.
Materassi , plastica, tantissimi sacchi di rifiuti urbani e ingombranti.
Una scena che ferisce. Una scena che umilia.
Perché chi lavora la terra la ama, la rispetta, la custodisce.
E vedere il campo di fieno da mietere trasformato in una discarica abusiva significa sentirsi traditi da mani e menti che hanno scelto deliberatamente l’illegalità come stile di vita.
I contadini sono persone di grande umiltà, che vivono del proprio lavoro e che non chiedono nulla se non di poter coltivare in pace.
Sono loro a garantire cibo, paesaggio, biodiversità.
Sono loro a presidiare territori che altrimenti verrebbero abbandonati.
Eppure, troppo spesso, sono proprio loro a pagare il prezzo più alto dell’inciviltà altrui.
Devono fermare il lavoro.
Devono denunciare.
Devono attendere interventi che non arrivano.
Devono convivere con il timore che quei rifiuti possano contaminare suolo, acqua, raccolti.
Il tutto mentre chi ha abbandonato quei materiali resta impunito, protetto dall’ombra dell’anonimato e dall’assenza di controlli efficaci.
È necessario dirlo con chiarezza:
i contadini non possono e non devono diventare operatori ecologici.
Non spetta a loro raccogliere i rifiuti abbandonati nei campi.
Non spetta a loro bonificare ciò che altri hanno inquinato.
Non spetta a loro farsi carico dei costi economici, ambientali e morali dell’inciviltà.
Il loro compito è un altro: coltivare, produrre, custodire.
E lo fanno senza rovinare la terra, senza sfruttarla, senza violentarla con azioni criminali.
Chi abbandona rifiuti, invece, compie un reato e danneggia l’intera comunità.
Serve una presa di posizione netta.
Serve che le istituzioni intensifichino controlli, sanzioni, videosorveglianza.
Serve che la comunità sostenga chi lavora onestamente e isoli chi sporca e inquina.
Perché un territorio che non protegge i suoi contadini è un territorio che rinuncia al proprio futuro.















venerdì 12 giugno 2026

Differenziamo i rifiuti per riciclarli o per bruciarli?

Ciociaria Distretto dei Rifiuti - Nel dibattito sui rifiuti si parte quasi sempre da un principio apparentemente semplice: la raccolta differenziata serve a riciclare materia, mentre il recupero energetico serve a valorizzare ciò che non può essere recuperato in altro modo.

Ma cosa accade quando i documenti industriali e i dati regionali sembrano raccontare una realtà più complessa?

È il caso del Lazio, dove l'analisi dei flussi contenuti nel Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (PRGR) e della recente manifestazione di interesse di ACEA  Ambiente per il termovalorizzatore di San Vittore del Lazio solleva interrogativi che meritano maggiore attenzione pubblica.

Non si tratta di denunciare anomalie accertate. Si tratta piuttosto di comprendere se il sistema sia sufficientemente trasparente da consentire ai cittadini di seguire il percorso dei rifiuti che separano ogni giorno nelle proprie abitazioni.

I dati riportati nel PRGR mostrano che i principali impianti di Trattamento Meccanico Biologico (TMB) del Lazio producono complessivamente circa 300 mila tonnellate annue di CER 19 12 10, il codice che identifica i rifiuti combustibili destinati alla produzione di combustibile solido secondario (CSS).

Eppure il medesimo piano regionale sembra riportare una produzione complessiva di CER 19 12 10 prossima alle 600 mila tonnellate annue. Una differenza enorme. La domanda è semplice: da dove arrivano le circa 300 mila tonnellate aggiuntive?

Le spiegazioni tecniche possibili sono numerose. Oltre ai TMB esistono impianti di selezione, piattaforme di trattamento, impianti multi materiale e altri processi industriali che possono generare rifiuti classificati come CER 19 12 10.

Tuttavia il PRGR non mette a disposizione una matrice di flusso unica e immediatamente leggibile che consenta di ricostruire con precisione il percorso di tali materiali. I numeri complessivi tornano. I passaggi intermedi molto meno.

Secondo il piano regionale, il Lazio produce ogni anno oltre un milione e mezzo di tonnellate di raccolta differenziata. Carta, cartone, plastica, vetro, organico e altre frazioni vengono avviate ai rispettivi circuiti di recupero. Ma nessun sistema di selezione è perfetto. Una quota dei materiali raccolti separatamente viene inevitabilmente scartata durante le operazioni industriali di trattamento. Materiali sporchi, contaminati, compositi o non conformi ai requisiti di mercato vengono separati e indirizzati verso altri percorsi. È qui che il quadro si fa meno chiaro.

Quanto di questi flussi contribuisce alla produzione di CSS?

Quanto viene effettivamente smaltito?

Le risposte non emergono in modo immediato dalla documentazione pubblica.

A rendere la questione ancora più interessante è la manifestazione di interesse presentata da ACEA Ambiente per il termovalorizzatore di San Vittore del Lazio. Nel documento compare un'espressione che merita attenzione.

Non si parla semplicemente di "scarti della raccolta differenziata",  s fa riferimento a "rifiuti urbani provenienti dalla raccolta differenziata". Può sembrare una distinzione terminologica marginale, in realtà non lo è. Quando si parla di scarti derivanti dalla raccolta differenziata, il riferimento è normalmente alle frazioni residue generate dopo la selezione industriale e non più recuperabili come materia. L'espressione utilizzata nella manifestazione di interesse appare invece più ampia e solleva inevitabilmente una domanda: perché si parla di rifiuti urbani provenienti dalla raccolta differenziata e non esclusivamente di scarti derivanti dal loro trattamento?

La differenza lessicale potrebbe avere spiegazioni tecniche e amministrative del tutto legittime. Tuttavia, proprio per questo motivo, sarebbe opportuno che tali flussi fossero rappresentati in modo chiaro e facilmente verificabile.

La documentazione pubblica oggi disponibile non consente sempre di distinguere con immediatezza:

  • quanto CSS deriva dal trattamento dell'indifferenziato;
  • quanto deriva da impianti di selezione;
  • quale sia il contributo dei flussi provenienti dalla raccolta differenziata;
  • quali quantità siano effettivamente scarti di processo.

Quando il cittadino separa correttamente carta, plastica e altri materiali, si aspetta che il percorso di quei rifiuti sia tracciabile e comprensibile.

Più la filiera si allontana da questa trasparenza, più cresce il rischio di alimentare dubbi e sfiducia.

La questione centrale non è se il sistema sia legittimo. La questione è se sia sufficientemente trasparente.

Se il Lazio produce circa 300 mila tonnellate di CSS dai TMB e quasi 600 mila tonnellate complessive di CER 19 12 10, appare ragionevole chiedere una ricostruzione pubblica e dettagliata dei flussi che generano la differenza.

Allo stesso modo, se nei documenti industriali compaiono riferimenti a rifiuti urbani provenienti dalla raccolta differenziata destinati alla filiera del CSS, sarebbe utile comprendere esattamente quali materiali siano coinvolti e in quale fase del processo. Non per mettere in discussione il recupero energetico, ma per garantire che chi differenzia i propri rifiuti possa sapere con precisione quale destino avranno. Perché la fiducia dei cittadini non si misura soltanto nelle percentuali di raccolta differenziata, si misura anche nella trasparenza con cui viene raccontato il percorso dei materiali dopo che il camion della raccolta ha lasciato il quartiere.

Fare Verde Provincia di Frosinone APS si augura che il nuovo piano rifiuti sarà immediatamente comprensibile dai cittadini in special modo per i flussi dei rifiuti.






martedì 9 giugno 2026

Il Torrente Amaseno chiaro esempio di greenwashing.


Per oltre 250 giorni l’anno il Torrente Amaseno non ha alcuna portata idrica ed  anche in questi giorni il corso d’acqua è completamente in secca, nonostante continui a ricevere reflui provenienti dai depuratori urbani dei comuni di Veroli, Monte San Giovanni Campano e Boville Ernica. Un paradosso che Fare Verde Provincia di Frosinone APS denuncia da anni: senza acqua corrente, la depurazione non si completa, perché manca la fase finale e indispensabile della diluizione dei reflui trattati. Il risultato è evidente: ciò che esce dai depuratori, invece di scorrere nel torrente, si infiltra nel sottosuolo, con  ripercussioni sulle falde e sulla qualità dell’ambiente.


Alveo del torrente Amaseno in secca


Il letto dell’Amaseno, ormai inesorabilmente asciutto per la maggior parte dell’anno, continua a rivelare criticità. Il 9 giugno, i volontari di Fare Verde Monte San Giovanni Campano hanno rinvenuto rifiuti abbandonati in località Miniera, proprio nel letto del torrente. Mani criminali hanno abbandonato rifiuti e addirittura una tappezzeria di auto. Un segnale inequivocabile: l’alveo, privo d’acqua, diventa terreno di nessuno, vulnerabile a ogni forma di degrado.





Spostandosi a Casamari, la situazione non migliora. Sono ben visibili i lavori di presunta “sistemazione” degli argini, interventi celebrati come opere di riqualificazione ecologica quando sotto il piazzale che funge da parcheggio , insiste una grande struttura  costruita sulla sponda del torrente

Una contraddizione macroscopica: mentre si parla di tutela, vengono ignorati manufatti che violano le norme statali e regionali sulla fascia di rispetto dei corsi d’acqua che  disciplinano le distanze senza  lasciare spazio a nessuna interpretazione benevola.

Fare Verde Provincia di Frosinone vuole credere che gli assessori regionali, così solerti nel magnificare la presunta valenza ecologica dei lavori sugli argini, abbiano anche attivato i poteri sostitutivi della Regione previsti dalla legge per affrontare la questione dei manufatti  costruiti dentro l’alveo del torrente Amaseno.


Per ultimo: Al torrente Amaseno non serve il greenwashing in politichese ! Serve il ripristino della natura (Regolamento UE 2024/1991), entrato in vigore il 18 agosto 2024 che  stabilisce obiettivi e obblighi giuridicamente vincolanti volti a garantire il recupero degli ecosistemi degradati, terrestri e di acqua dolce, marini, urbani, agricoli e forestali dell’Unione Europea, mirando contestualmente alla mitigazione dei cambiamenti climatici e alla prevenzione e alla riduzione dell'impatto delle catastrofi naturali
Le ruspe nell'alveo del torrente non riparano un bel niente.