venerdì 12 giugno 2026

Differenziamo i rifiuti per riciclarli o per bruciarli?

Ciociaria Distretto dei Rifiuti - Nel dibattito sui rifiuti si parte quasi sempre da un principio apparentemente semplice: la raccolta differenziata serve a riciclare materia, mentre il recupero energetico serve a valorizzare ciò che non può essere recuperato in altro modo.

Ma cosa accade quando i documenti industriali e i dati regionali sembrano raccontare una realtà più complessa?

È il caso del Lazio, dove l'analisi dei flussi contenuti nel Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (PRGR) e della recente manifestazione di interesse di ACEA  Ambiente per il termovalorizzatore di San Vittore del Lazio solleva interrogativi che meritano maggiore attenzione pubblica.

Non si tratta di denunciare anomalie accertate. Si tratta piuttosto di comprendere se il sistema sia sufficientemente trasparente da consentire ai cittadini di seguire il percorso dei rifiuti che separano ogni giorno nelle proprie abitazioni.

I dati riportati nel PRGR mostrano che i principali impianti di Trattamento Meccanico Biologico (TMB) del Lazio producono complessivamente circa 300 mila tonnellate annue di CER 19 12 10, il codice che identifica i rifiuti combustibili destinati alla produzione di combustibile solido secondario (CSS).

Eppure il medesimo piano regionale sembra riportare una produzione complessiva di CER 19 12 10 prossima alle 600 mila tonnellate annue. Una differenza enorme. La domanda è semplice: da dove arrivano le circa 300 mila tonnellate aggiuntive?

Le spiegazioni tecniche possibili sono numerose. Oltre ai TMB esistono impianti di selezione, piattaforme di trattamento, impianti multi materiale e altri processi industriali che possono generare rifiuti classificati come CER 19 12 10.

Tuttavia il PRGR non mette a disposizione una matrice di flusso unica e immediatamente leggibile che consenta di ricostruire con precisione il percorso di tali materiali. I numeri complessivi tornano. I passaggi intermedi molto meno.

Secondo il piano regionale, il Lazio produce ogni anno oltre un milione e mezzo di tonnellate di raccolta differenziata. Carta, cartone, plastica, vetro, organico e altre frazioni vengono avviate ai rispettivi circuiti di recupero. Ma nessun sistema di selezione è perfetto. Una quota dei materiali raccolti separatamente viene inevitabilmente scartata durante le operazioni industriali di trattamento. Materiali sporchi, contaminati, compositi o non conformi ai requisiti di mercato vengono separati e indirizzati verso altri percorsi. È qui che il quadro si fa meno chiaro.

Quanto di questi flussi contribuisce alla produzione di CSS?

Quanto viene effettivamente smaltito?

Le risposte non emergono in modo immediato dalla documentazione pubblica.

A rendere la questione ancora più interessante è la manifestazione di interesse presentata da ACEA Ambiente per il termovalorizzatore di San Vittore del Lazio. Nel documento compare un'espressione che merita attenzione.

Non si parla semplicemente di "scarti della raccolta differenziata",  s fa riferimento a "rifiuti urbani provenienti dalla raccolta differenziata". Può sembrare una distinzione terminologica marginale, in realtà non lo è. Quando si parla di scarti derivanti dalla raccolta differenziata, il riferimento è normalmente alle frazioni residue generate dopo la selezione industriale e non più recuperabili come materia. L'espressione utilizzata nella manifestazione di interesse appare invece più ampia e solleva inevitabilmente una domanda: perché si parla di rifiuti urbani provenienti dalla raccolta differenziata e non esclusivamente di scarti derivanti dal loro trattamento?

La differenza lessicale potrebbe avere spiegazioni tecniche e amministrative del tutto legittime. Tuttavia, proprio per questo motivo, sarebbe opportuno che tali flussi fossero rappresentati in modo chiaro e facilmente verificabile.

La documentazione pubblica oggi disponibile non consente sempre di distinguere con immediatezza:

  • quanto CSS deriva dal trattamento dell'indifferenziato;
  • quanto deriva da impianti di selezione;
  • quale sia il contributo dei flussi provenienti dalla raccolta differenziata;
  • quali quantità siano effettivamente scarti di processo.

Quando il cittadino separa correttamente carta, plastica e altri materiali, si aspetta che il percorso di quei rifiuti sia tracciabile e comprensibile.

Più la filiera si allontana da questa trasparenza, più cresce il rischio di alimentare dubbi e sfiducia.

La questione centrale non è se il sistema sia legittimo. La questione è se sia sufficientemente trasparente.

Se il Lazio produce circa 300 mila tonnellate di CSS dai TMB e quasi 600 mila tonnellate complessive di CER 19 12 10, appare ragionevole chiedere una ricostruzione pubblica e dettagliata dei flussi che generano la differenza.

Allo stesso modo, se nei documenti industriali compaiono riferimenti a rifiuti urbani provenienti dalla raccolta differenziata destinati alla filiera del CSS, sarebbe utile comprendere esattamente quali materiali siano coinvolti e in quale fase del processo. Non per mettere in discussione il recupero energetico, ma per garantire che chi differenzia i propri rifiuti possa sapere con precisione quale destino avranno. Perché la fiducia dei cittadini non si misura soltanto nelle percentuali di raccolta differenziata, si misura anche nella trasparenza con cui viene raccontato il percorso dei materiali dopo che il camion della raccolta ha lasciato il quartiere.

Fare Verde Provincia di Frosinone APS si augura che il nuovo piano rifiuti sarà immediatamente comprensibile dai cittadini in special modo per i flussi dei rifiuti.






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