mercoledì 26 agosto 2026

Provincia di Frosinone - AMBIENTE & LIBERTA' DI STAMPA



AMBIENTE & LIBERTA' di STAMPA - La libertà di stampa è uno dei pilastri fondamentali della democrazia. Eppure, secondo il World Press Freedom Index di Reporters Sans Frontières, l’Italia si colloca oggi al 56° posto nel mondo, una posizione che evidenzia criticità crescenti nel sistema informativo nazionale. Un dato che trova riscontro anche nella nostra provincia: quando una notizia non viene pubblicata, il problema semplicemente “non esiste”.

Da anni – numerosi comuni della provincia di Frosinone sono costretti a convivere con:

• razionamenti idrici continui, programmati e non programmati;

• interruzioni improvvise, spesso comunicate con ritardo o non comunicate affatto;

• riparazioni ripetute in troppi acquedotti comunali, segno evidente di infrastrutture obsolete e ammalorate;

• Mancanza di depuratori per le acque reflue urbane

• Depuratori obsoleti e/o insufficienti rispetto alla popolazione

• disagi quotidiani per famiglie, attività commerciali e servizi pubblici.

Il gestore del Servizio Idrico Integrato, invece di programmare investimenti strutturali per la sostituzione delle condotte più deteriorate, per costruire nuovi impianti (anche per la depurazione nei comuni sprovvisti) continua a intervenire con riparazioni tampone che non risolvono le criticità e che, anzi, moltiplicano i disservizi e nel peggiore dei casi si comporta come se il fatto non lo riguardasse forse sicuro di non ricevere punizioni.

La popolazione vive così tra razionamenti annunciati e razionamenti “di fantasia”, attivati senza alcuna comunicazione preventiva. Addirittura ci sono comuni che hanno avuto seri problemi per autorizzare gli allacci in fogna per mancanza di impianti di depurazione . Una gestione che appare sempre più lontana dai principi di trasparenza e di tutela dell’utenza.

A rendere il quadro ancora più preoccupante è la situazione dell’informazione locale.

È noto che il presidente di una cooperativa editoriale che gestisce un importante giornale della provincia siede anche nel Consiglio di Amministrazione dell’azienda che gestisce il Servizio Idrico Integrato. Una sovrapposizione di ruoli legale ma che pone in evidenza un problema etico di proporzioni gigantesche.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: ciò che non viene raccontato non esiste.

In una provincia già gravata da emergenze ambientali e infrastrutturali, il silenzio mediatico diventa un ulteriore fattore di vulnerabilità.

Fare Verde Provincia di Frosinone APS ribadisce con forza che:

• la trasparenza nella gestione dei servizi pubblici è un dovere verso i cittadini;

• la libertà di stampa è un presidio irrinunciabile di democrazia;

• i conflitti etici tra informazione e gestione dei servizi essenziali devono essere monitorati e prevenuti;

• la popolazione ha diritto a informazioni complete, indipendenti e tempestive.

La nostra associazione continuerà a denunciare pubblicamente ogni forma di opacità, ogni disservizio e ogni tentativo di minimizzare o occultare problemi che incidono sulla qualità della vita dei cittadini.

La popolazione della provincia di Frosinone merita un servizio idrico efficiente e una stampa libera. Senza questi due pilastri, la democrazia locale e la tutela dei diritti fondamentali restano compromesse.

Fare Verde Provincia di Frosinone APS











PROGRAMMA ACQUA CHIARA DI FARE VERDE PROVINCIA DI FROSINONE APS





martedì 25 agosto 2026

Costituzione del Gruppo Locale “Fare Verde San Giorgio a Liri” Articolazione territoriale di Fare Verde Provincia di Frosinone APS



San Giorgio a Liri - Nel corso del pubblico incontro civico tenutosi il 24 agosto 2026 presso San Giorgio a Liri, alla presenza di numerosi cittadini e cittadine, è stato formalmente costituito il Gruppo Locale “Fare Verde San Giorgio a Liri”, nuova articolazione territoriale di Fare Verde Provincia di Frosinone APS, Ente del Terzo Settore regolarmente iscritto al RUNTS.

L’assemblea, presieduta dal Dott. Marco Belli, Presidente pro tempore di Fare Verde Provincia di Frosinone APS, ha proceduto alla definizione del direttivo locale, eletto per acclamazione:Presidente: Francesco Di Cicco
Vicepresidente: Avv. Anna Ciaraldi
Segretario: Castrechini Pasqualino

La costituzione del Gruppo Locale rappresenta un passo significativo verso il rafforzamento della partecipazione civica e della tutela ambientale nel territorio comunale.

L’incontro è stato dedicato alla ricostruzione della vicenda dell’incendio presso ReMat Lazio S.p.A., verificatosi il 12 luglio 2026 e già preceduto da un analogo episodio sei mesi prima, durante l’iter autorizzativo regionale per l’adeguamento dell’impianto.

Sono intervenuti:il Dott. Francesco Lavalle, già Sindaco di San Giorgio a Liri;
l’Ing. Antonio Mambro, consulente tecnico di Fare Verde Provincia di Frosinone APS;
Mario Di Giorgio, Medaglia d’Oro al Valore Civile, già dipendente del Ministero dell’Interno . Vigili del Fuoco
Dott, Marco Belli presidente di Fare Verde Provincia di Frosinone APS

Durante l’incontro , grazie ai contributi tecnici e alle testimonianze dirette dei cittadini, sono state evidenziate criticità nella gestione dell’emergenza, tra cui la mancata informazione capillare alla popolazione e la presunta evacuazione delle famiglie residenti, circostanza definita dai presenti come non corrispondente ai fatti.

Il Dott. Marco Belli Presidente di Fare Verde Provincia di Frosinone APS ha richiamato l’attenzione sulle ceneri ancora presenti in loco, evidenziando il rischio concreto che possano essere smosse e disperse dal vento. Ha inoltre ribadito che chiedere un piano di bonifica del braciere Remat, ulteriori analisi e una comunicazione capillare ai cittadini non è allarmismo, bensì buon senso e tutela della salute pubblica.

Fare Verde Provincia di Frosinone APS ha confermato l’impegno a proseguire l’attività di monitoraggio, studio e interlocuzione istituzionale affinché vengano garantite sicurezza, trasparenza e tutela della salute pubblica.

La nascita del Gruppo Locale “Fare Verde San Giorgio a Liri” presieduta da Franceso Di Cicco segna l’avvio di una presenza civica strutturata, pronta a collaborare con le istituzioni e a promuovere iniziative di tutela ambientale, legalità e partecipazione democratica anche attraverso pubbliche assemblee di informazione e sensibilizzazione dedicate alla popolazione stanziale e dei comuni confinanti.

Fare Verde Provincia di Frosinone APS esprime piena soddisfazione per la costituzione del nuovo presidio territoriale e per la grande partecipazione registrata durante l’incontro.





domenica 16 agosto 2026

Il paradosso della TARI: Aumenta la percentuale della raccolta differenziata e la tariffa cresce.



TARI - Il paradosso della TARI esiste davvero: nonostante l’aumento della raccolta differenziata, la tariffa cresce. E questo contraddice il principio europeo chi inquina paga. Il punto centrale è che la TARI non misura quanto il cittadino conferisce, ma quanto costa al Comune l’intero sistema rifiuti. E questi costi, negli ultimi anni, crescono in modo dissociato dai comportamenti virtuosi dei cittadini.

Il paradosso nasce perché la TARI deve coprire il 100% dei costi del servizio, e questi costi aumentano anche quando la raccolta differenziata migliora. Il risultato è che chi produce meno rifiuti paga comunque di più, mentre il principio europeo vorrebbe l’esatto contrario.

La TARI copre tutti i costi del servizio, non solo quelli legati all’indifferenziato. Tra i costi fissi: mezzi e attrezzature, spazzamento strade, amministrazione e ammortamenti.

Questi costi non diminuiscono se aumenta la differenziata.

Per aumentare le percentuali della raccolta differenziata, i Comuni sono passati al porta a porta, che richiede: più personale, più mezzi e più turni con il costo del lavoro che diventa così la voce più pesante del bilancio per il servizio .

La normativa italiana non applica davvero il principio europeo “chi inquina paga”. La Cassazione ha chiarito che le tariffe devono essere proporzionate alla potenziale produzione di rifiuti, ma non misurano la produzione reale. In altre parole: il cittadino virtuoso non viene premiato, chi produce più rifiuti non paga di più in modo proporzionale e la tariffa è costruita su coefficienti presuntivi, non su misurazioni reali.

Il cittadino fa la sua parte, ma paga di più
Il principio europeo “chi inquina paga” è scritto nel trattato dell’Unione all’Articolo 191, paragrafo 2, del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE). Sancito dalla Direttiva Europea 2008/98/CE sui rifiuti, precisato dal Regolamento Europeo (UE) n. 2020/852 e puntualizzato dal, Corte di Giustizia sulla responsabilità economica del soggetto che genera l’inquinamento, sulla proporzionalità tra danno e costo e sul divieto di scaricare i costi su soggetti non responsabili.

Per chi non lo avesse ancora recepito: Il principio europeo Chi inquina paga richiede sistemi PAYT – Pay As You Throw, cioè:
misurazione puntuale dei rifiuti
tariffa proporzionale al conferimento
premi per chi differenzia bene
penalità per chi produce indifferenziato

In Italia invece vige il paradosso in termini civici

Il cittadino: separa i rifiuti, aumenta la percentuale di differenziata, riduce l’indifferenziato, e sostiene costi crescenti.

Il sistema TARI : non misura la produzione reale, non distingue tra chi differenzia i rifiuti e chi no generando disparità e senso di ingiustizia, non premia la qualità della raccolta differenziata , non riduce i costi fissi e scarica i costi strutturali sulla tariffa

Risultato: la TARI cresce anche quando il cittadino inquina meno.

Il paradosso della TARI dimostra che il sistema italiano non applica il principio europeo, ma un modello amministrativo che non è correlato ai comportamenti individuali, non incentiva la riduzione dei rifiuti, non premia la qualità della differenziata e non distingue tra chi inquina e chi non inquina

L’attuale TARI è un sistema che chiede sempre più denaro ai cittadini, anche quando fanno esattamente ciò che l’Europa chiede
.












sabato 8 agosto 2026

SIN Valle del Sacco - Fare Verde Provincia di Frosinone APS commenta il report ambientale.

SITO SIN BACINO IDRICO VALLE DEL SACCO - Si sa che ARPA Lazio non tratta questioni sanitarie. Ma è quantomeno sorprendente che un documento che fotografa vent’anni di esposizioni ambientali non trovi neppure il coraggio di richiamare il Ministero della Salute o di suggerire ad esempio  una minima, elementare campagna di monitoraggio sanitario dedicato  ad una popolazione che ha respirato, bevuto e coltivato dentro il  SIN BACINO IDRICO DEL FIUME SACCO.

Un dettaglio, certo. Come se la salute pubblica fosse un accessorio.

C’è una certa genialità nel nuovo report ARPA Lazio sulla Valle del Sacco: riesce a raccontare vent’anni di disastri ambientali con la stessa emotività di un manuale di istruzioni per lavatrici. Un talento raro: parlare di aria, acqua e suolo senza mai sfiorare la vita reale di chi ci vive e ci lavora.

ARIA – PM10 e PM2.5

Nel 2024, in vari punti della Valle, i PM10 hanno superato 40 µg/m³ nei periodi critici. Il report usa il consueto linguaggio tecnico, quello che parla di “andamenti”, “stabilità dei valori”, “coerenza con gli anni precedenti”. Un modo elegante per dire che si respira male da anni, e che la cosa non sembra destare particolare allarme. Un ragionamento impeccabile, se la Valle del Sacco fosse un poligono industriale disabitato. Peccato che ci vivano persone. Peccato che nessuno si chieda se quei polmoni meritino almeno un controllo.

ACQUA – β-HCH

Il fiume Sacco continua a mostrare la presenza del famigerato β-HCH, la sostanza che ha devastato allevamenti, aziende agricole e intere filiere. L'inquinamento delle matrici suolo/sottosuolo, acque superficiali e sotterranee è il risultato di decenni di attività industriali inquinanti, smaltimenti illeciti di rifiuti tossici e sversamenti nei corsi d'acqua. Il territorio è caratterizzato da contaminazioni da sostanze organiche persistenti come beta-esaclorocicloesano (β-HCH), arsenico, metalli pesanti e fitofarmaci, che interessano sia le acque superficiali che il suolo. Eppure nel documento non c’è una riga che dica: “ La  gente che ci abita  merita un’assistenza sanitaria e sociale dedicate ” perché hanno altissime probabilità di ammalarsi .

SUOLO – Piombo e arsenico

In alcune aree agricole, i terreni mostrano ancora concentrazioni elevate di piombo e arsenico, con superamenti delle soglie per l’uso agricolo. Il report lo registra con la solita compostezza tecnica, come se si trattasse di un reperto museale. Nessuna domanda su cosa significhi per chi quel suolo lo ha lavorato per anni . Nessuna proposta di bio monitoraggio. Nessun richiamo al Progetto INDACO. Silenzio totale.

Il capolavoro del report: la Valle del Sacco senza la Valle del Sacco

Il documento è un esercizio di equilibrismo istituzionale: non disturba la politica, non disturba l’industria, non disturba gli enti che per anni hanno certificato criticità senza mai risolverle.

Disturba solo la realtà.

Perché la Valle del Sacco non è un dataset. Non è una matrice. Non è un grafico. È un territorio agricolo inzozzato dalle industrie , costruito da generazioni di persone che hanno trasformato un suolo difficile in un paesaggio produttivo e vivo.

Eppure nel report gli agricoltori compaiono come comparse mute, come elementi del paesaggio. Non c’è una riga che dica: “Questo territorio esiste perché loro lo hanno fatto esistere”.

Il report è aggiornato al 2024. La sensibilità, invece, sembra ferma a due secoli fa. È un documento che descrive tutto tranne ciò che conta: le persone, il lavoro, l’agricoltura, il genius loci della Valle del Sacco.

La Valle non ha bisogno di un altro PDF che “descrive”. Ha bisogno di qualcuno che si assuma responsabilità. E soprattutto di qualcuno che abbia il coraggio di dire che la vera emergenza non è nei grafici, ma nelle persone che quei grafici li subiscono.

E che una campagna di monitoraggio sanitario permanente — la cosa più ovvia, più logica, più umana — non è un optional: è un dovere.









lunedì 27 luglio 2026

INCENDIO REMAT - Fare Verde Provincia di Frosinone APS interviene sull'incendio della Re Mat

Fare Verde Provincia di Frosinone APS ha inoltrato alla Procura della Repubblica di Cassino, alla Prefettura di Frosinone, alla ASL, al Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco e al Comune di San Giorgio a Liri una richiesta formale per accertamenti sull’impianto di recupero rifiuti gestito da RE.MAT. Lazio S.p.A., alla luce di elementi documentali che sembrerebbero evidenziare criticità rilevanti.

L’associazione ha sottolineato come la Regione Lazio abbia qualificato come modifica non sostanziale un intervento che ha comportato un ampliamento dell’impianto del 53%, l’estensione delle aree di stoccaggio, nuove opere civili, modifiche al sistema di gestione delle acque meteoriche e l’introduzione di un’area destinata al deposito temporaneo di rifiuti radioattivi. Una valutazione che, secondo Fare Verde Provincia di Frosinone APS, avrebbe richiesto un’analisi più approfondita degli effetti cumulativi.

Nell'esposto è stata posta particolare attenzione sull’incendio del 6 aprile 2025, verificatosi durante il procedimento autorizzativo, senza che nel nuovo provvedimento regionale emergesse una rivalutazione delle misure antincendio o del Piano di Emergenza Interno. Il successivo incendio del 12 luglio 2026 renderebbe inquietante questa specifica circostanza .

Fare Verde Provincia di Frosinone APS ha inoltre evidenziato che una prescrizione del rinnovo autorizzativo – la rimozione dei rifiuti accumulati all’esterno – risultava adempiuta solo al 60%, con una quota rilevante di materiali ancora presente al momento dell’autorizzazione del 2025.

Ulteriori verifiche sono state richieste sul dimensionamento del nuovo sistema di gestione delle acque meteoriche, sulla capacità dei serbatoi, sul rischio di tracimazioni e sulla conformità alle prescrizioni tecniche, soprattutto in relazione all’aumento delle superfici impermeabili.

L’associazione ha chiesto infine accertamenti sulla nuova area destinata ai rifiuti radioattivi intercettati dai sistemi radiometrici, richiamando la necessità di protocolli operativi conformi al D.Lgs. 101/2020 e di un aggiornamento del Piano di Emergenza Interno.

Alla luce di tali elementi, Fare Verde ha sollecitato gli enti competenti a verificare la completezza dell’istruttoria, la conformità delle valutazioni ambientali e l’adeguatezza delle misure di prevenzione, nel rispetto dei principi di precauzione e di tutela dell’ambiente sanciti dal D.Lgs. 152/2006.

Soi precisa che con altra nota è stata chiesta la revoca dell'AIA emessa dalla Regione Lazio con la determinazione  n. G11754 del 16 settembre 2025









domenica 26 luglio 2026

Inceneritore di San Vittore del Lazio, il Consiglio di Stato riapre il giudizio sulla quarta linea


Importante svolta nella vicenda della quarta linea del termovalorizzatore ACEA Ambiente di San Vittore del Lazio. Con la sentenza n. 6048/2026, pubblicata il 24 luglio 2026, il Consiglio di Stato ha accolto l’appello presentato dal Comune di Rocca d’Evandro, annullando la precedente decisione del TAR Latina, che aveva dichiarato improcedibile il ricorso contro gli atti autorizzativi dell’impianto.


La causa torna ora al TAR, che dovrà pronunciarsi nel merito sulle contestazioni avanzate dai ricorrenti riguardo alla legittimità delle autorizzazioni rilasciate per la realizzazione della quarta linea.

Il TAR dovrà esaminare tutte le contestazioni

Secondo quanto stabilito dal Consiglio di Stato, il ricorso non ha perso interesse per il solo fatto che, durante il procedimento giudiziario, siano stati banditi gli appalti e avviati i lavori dell’opera.I giudici hanno chiarito che la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e il Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale (PAUR) costituiscono il presupposto giuridico indispensabile dell’intervento. Di conseguenza, un eventuale annullamento di tali provvedimenti potrebbe incidere anche sugli atti successivi, comprese le procedure di gara, poiché privi del necessario fondamento autorizzativo.

Riconosciuto il diritto degli enti locali a tutelare ambiente e salute

La sentenza ribadisce inoltre un principio ritenuto rilevante nelle controversie ambientali: VIA, PAUR e Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) sono provvedimenti autonomi e ciascuno può essere impugnato separatamente.

Il Consiglio di Stato conferma anche la piena legittimazione degli enti territoriali ad agire a tutela dell’ambiente e della salute pubblica. Secondo i giudici, nelle controversie ambientali è sufficiente dimostrare la vicinitas, ossia la vicinanza territoriale all’opera contestata, e prospettare possibili effetti negativi sul territorio, senza dover provare fin dall’inizio un danno certo e attuale.

Al centro del giudizio VIA, PAUR e autorizzazioni

Con il rinvio disposto dal Consiglio di Stato, il TAR Latina dovrà affrontare per la prima volta le questioni di merito rimaste finora inesaminate.

Tra gli aspetti che saranno valutati figurano la legittimità della Valutazione di Impatto Ambientale, del PAUR e degli altri atti autorizzativi relativi alla quarta linea del termovalorizzatore, oltre a diversi profili di carattere ambientale, urbanistico, autorizzativo e procedimentale sollevati dai ricorrenti.

Secondo il Consiglio di Stato, il fatto che i lavori siano già stati avviati non può impedire al giudice di verificare la validità degli atti amministrativi che hanno consentito la realizzazione dell’opera.

Fare Verde Provincia di Frosinone APS: “Ora si faccia piena chiarezza”

In una nota, Fare Verde Provincia di Frosinone APS, che ha collaborato con il Comune di Rocca d’Evandro nell’attività di approfondimento tecnico e documentale a supporto del ricorso, ha espresso soddisfazione per la decisione del Consiglio di Stato.

L’associazione auspica che il giudizio di merito consenta di verificare la piena legittimità dell’intero procedimento autorizzativo della quarta linea dell’impianto.

Fare Verde ricorda inoltre di essere in attesa, da oltre due anni, della documentazione relativa al titolo edilizio della quarta linea, richiesta al Comune di San Vittore del Lazio attraverso gli strumenti previsti dalla normativa sull’accesso agli atti. Secondo l’associazione, tali documenti sarebbero indispensabili per ricostruire l’intero iter amministrativo e garantire la massima trasparenza nei confronti dei cittadini.

Si ringrazia l'Avv. Pasquale Rinaldi per la pazienza e per la Sua grande dedizione alla causa ambientale. Ha gestito ogni fase  del  procedimento in modo ineccepibile.
Dal giornale online "La Spunta".



Politica identitaria senza potere decisionale: il caso del BRT di Frosinone e l’assenza di una vera strategia per il made in Italy

 

Nel dibattito pubblico locale si moltiplicano richiami al “territorio”, alle “eccellenze locali” e al “made in Italy”. Un vero mantra comunicativo quello delle iniziative che richiamano fantastici richiami identitari. Tuttavia, tali dichiarazioni risultano prive di fondamento giuridico e amministrativo: le norme europee e nazionali sugli appalti pubblici non consentono alle amministrazioni pubbliche di imporre l’acquisto di prodotti italiani per ragioni identitarie o simboliche.

Le direttive UE e il Codice dei Contratti Pubblici stabiliscono infatti i principi di concorrenza, non discriminazione e parità di trattamento, rendendo illegittima qualsiasi preferenza basata sulla provenienza nazionale dei beni.

In questo contesto, il caso del BRT di Frosinone rappresenta un esempio emblematico di scollamento tra propaganda e realtà. Il BRT di Frosinone , presentato con enfasi come simbolo di innovazione “ciociara”, è in realtà un bus elettrico prodotto da un’azienda turca, scelta nell’ambito di procedure che non prevedono alcuna preferenza per il made in Italy.
Nonostante ciò, la comunicazione politica ha insistito su elementi identitari e folkloristici, fino ad attribuire al mezzo un nome locale - ESSEGLIE' - nel tentativo di costruire una narrazione di fantasia che non trova riscontro nei fatti.

La contraddizione appare ancora più evidente considerando che, proprio a Frosinone, opera Tecnobus Gulliver, storica azienda italiana specializzata in veicoli elettrici per il trasporto pubblico locale , con prodotti collaudati e ampiamente utilizzati in molte città italiane ed europee.
Un’eccellenza del territorio ignorata nelle scelte amministrative , ma spesso evocata nella retorica politica.

Questa distanza tra parole e azioni alimenta una forma di demagogia identitaria, che non contribuisce né alla tutela delle imprese locali né alla trasparenza verso i cittadini.
La politica, priva degli strumenti normativi per orientare il mercato, finisce per ricorrere a scenografie comunicative che non incidono sulla realtà dei fatti e rischiano di minare la credibilità delle istituzioni.

Quando la politica non può decidere davvero, si rifugia nella retorica:

  • nomi folkloristici

  • simboli identitari

  • narrazioni pseudo-patriottiche

  • richiami alle “eccellenze del territorio”

Sono espedienti comunicativi per coprire l’assenza di potere decisionale reale, ma quando la propaganda supera la realtà, si sfiora il grottesco.

La politica locale parla di “territorio”, “identità”, “made in Italy”, ma negli appalti pubblici con gara :

  • non può imporre prodotti italiani

  • non può tutelare le aziende locali

  • non può controllare gli appalti complessi

  • non conosce le norme europee

  • non ha una strategia industriale

Semplicemente si rifugia nella scenografia, nei nomi folkloristici, nella comunicazione faziosa e nelle inaugurazioni pompose.

Fare Verde Provincia di Frosinone APS richiama le amministrazioni locali alla responsabilità, alla coerenza e al rispetto della verità amministrativa, affinché la promozione del territorio non si riduca a un esercizio di immagine green , ma si traduca in scelte concrete, trasparenti, possibili e utili alla comunità.