sabato 8 agosto 2026

SIN Valle del Sacco - Fare Verde Provincia di Frosinone APS commenta il report ambientale.

SITO SIN BACINO IDRICO VALLE DEL SACCO - Si sa che ARPA Lazio non tratta questioni sanitarie. Ma è quantomeno sorprendente che un documento che fotografa vent’anni di esposizioni ambientali non trovi neppure il coraggio di richiamare il Ministero della Salute o di suggerire ad esempio  una minima, elementare campagna di monitoraggio sanitario dedicato  ad una popolazione che ha respirato, bevuto e coltivato dentro il  SIN BACINO IDRICO DEL FIUME SACCO.

Un dettaglio, certo. Come se la salute pubblica fosse un accessorio.

C’è una certa genialità nel nuovo report ARPA Lazio sulla Valle del Sacco: riesce a raccontare vent’anni di disastri ambientali con la stessa emotività di un manuale di istruzioni per lavatrici. Un talento raro: parlare di aria, acqua e suolo senza mai sfiorare la vita reale di chi ci vive e ci lavora.

ARIA – PM10 e PM2.5

Nel 2024, in vari punti della Valle, i PM10 hanno superato 40 µg/m³ nei periodi critici. Il report usa il consueto linguaggio tecnico, quello che parla di “andamenti”, “stabilità dei valori”, “coerenza con gli anni precedenti”. Un modo elegante per dire che si respira male da anni, e che la cosa non sembra destare particolare allarme. Un ragionamento impeccabile, se la Valle del Sacco fosse un poligono industriale disabitato. Peccato che ci vivano persone. Peccato che nessuno si chieda se quei polmoni meritino almeno un controllo.

ACQUA – β-HCH

Il fiume Sacco continua a mostrare la presenza del famigerato β-HCH, la sostanza che ha devastato allevamenti, aziende agricole e intere filiere. L'inquinamento delle matrici suolo/sottosuolo, acque superficiali e sotterranee è il risultato di decenni di attività industriali inquinanti, smaltimenti illeciti di rifiuti tossici e sversamenti nei corsi d'acqua. Il territorio è caratterizzato da contaminazioni da sostanze organiche persistenti come beta-esaclorocicloesano (β-HCH), arsenico, metalli pesanti e fitofarmaci, che interessano sia le acque superficiali che il suolo. Eppure nel documento non c’è una riga che dica: “ La  gente che ci abita  merita un’assistenza sanitaria e sociale dedicate ” perché hanno altissime probabilità di ammalarsi .

SUOLO – Piombo e arsenico

In alcune aree agricole, i terreni mostrano ancora concentrazioni elevate di piombo e arsenico, con superamenti delle soglie per l’uso agricolo. Il report lo registra con la solita compostezza tecnica, come se si trattasse di un reperto museale. Nessuna domanda su cosa significhi per chi quel suolo lo ha lavorato per anni . Nessuna proposta di bio monitoraggio. Nessun richiamo al Progetto INDACO. Silenzio totale.

Il capolavoro del report: la Valle del Sacco senza la Valle del Sacco

Il documento è un esercizio di equilibrismo istituzionale: non disturba la politica, non disturba l’industria, non disturba gli enti che per anni hanno certificato criticità senza mai risolverle.

Disturba solo la realtà.

Perché la Valle del Sacco non è un dataset. Non è una matrice. Non è un grafico. È un territorio agricolo inzozzato dalle industrie , costruito da generazioni di persone che hanno trasformato un suolo difficile in un paesaggio produttivo e vivo.

Eppure nel report gli agricoltori compaiono come comparse mute, come elementi del paesaggio. Non c’è una riga che dica: “Questo territorio esiste perché loro lo hanno fatto esistere”.

Il report è aggiornato al 2024. La sensibilità, invece, sembra ferma a due secoli fa. È un documento che descrive tutto tranne ciò che conta: le persone, il lavoro, l’agricoltura, il genius loci della Valle del Sacco.

La Valle non ha bisogno di un altro PDF che “descrive”. Ha bisogno di qualcuno che si assuma responsabilità. E soprattutto di qualcuno che abbia il coraggio di dire che la vera emergenza non è nei grafici, ma nelle persone che quei grafici li subiscono.

E che una campagna di monitoraggio sanitario permanente — la cosa più ovvia, più logica, più umana — non è un optional: è un dovere.









lunedì 27 luglio 2026

INCENDIO REMAT - Fare Verde Provincia di Frosinone APS interviene sull'incendio della Re Mat

Fare Verde Provincia di Frosinone APS ha inoltrato alla Procura della Repubblica di Cassino, alla Prefettura di Frosinone, alla ASL, al Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco e al Comune di San Giorgio a Liri una richiesta formale per accertamenti sull’impianto di recupero rifiuti gestito da RE.MAT. Lazio S.p.A., alla luce di elementi documentali che sembrerebbero evidenziare criticità rilevanti.

L’associazione ha sottolineato come la Regione Lazio abbia qualificato come modifica non sostanziale un intervento che ha comportato un ampliamento dell’impianto del 53%, l’estensione delle aree di stoccaggio, nuove opere civili, modifiche al sistema di gestione delle acque meteoriche e l’introduzione di un’area destinata al deposito temporaneo di rifiuti radioattivi. Una valutazione che, secondo Fare Verde Provincia di Frosinone APS, avrebbe richiesto un’analisi più approfondita degli effetti cumulativi.

Nell'esposto è stata posta particolare attenzione sull’incendio del 6 aprile 2025, verificatosi durante il procedimento autorizzativo, senza che nel nuovo provvedimento regionale emergesse una rivalutazione delle misure antincendio o del Piano di Emergenza Interno. Il successivo incendio del 12 luglio 2026 renderebbe inquietante questa specifica circostanza .

Fare Verde Provincia di Frosinone APS ha inoltre evidenziato che una prescrizione del rinnovo autorizzativo – la rimozione dei rifiuti accumulati all’esterno – risultava adempiuta solo al 60%, con una quota rilevante di materiali ancora presente al momento dell’autorizzazione del 2025.

Ulteriori verifiche sono state richieste sul dimensionamento del nuovo sistema di gestione delle acque meteoriche, sulla capacità dei serbatoi, sul rischio di tracimazioni e sulla conformità alle prescrizioni tecniche, soprattutto in relazione all’aumento delle superfici impermeabili.

L’associazione ha chiesto infine accertamenti sulla nuova area destinata ai rifiuti radioattivi intercettati dai sistemi radiometrici, richiamando la necessità di protocolli operativi conformi al D.Lgs. 101/2020 e di un aggiornamento del Piano di Emergenza Interno.

Alla luce di tali elementi, Fare Verde ha sollecitato gli enti competenti a verificare la completezza dell’istruttoria, la conformità delle valutazioni ambientali e l’adeguatezza delle misure di prevenzione, nel rispetto dei principi di precauzione e di tutela dell’ambiente sanciti dal D.Lgs. 152/2006.

Soi precisa che con altra nota è stata chiesta la revoca dell'AIA emessa dalla Regione Lazio con la determinazione  n. G11754 del 16 settembre 2025









domenica 26 luglio 2026

Inceneritore di San Vittore del Lazio, il Consiglio di Stato riapre il giudizio sulla quarta linea


Importante svolta nella vicenda della quarta linea del termovalorizzatore ACEA Ambiente di San Vittore del Lazio. Con la sentenza n. 6048/2026, pubblicata il 24 luglio 2026, il Consiglio di Stato ha accolto l’appello presentato dal Comune di Rocca d’Evandro, annullando la precedente decisione del TAR Latina, che aveva dichiarato improcedibile il ricorso contro gli atti autorizzativi dell’impianto.


La causa torna ora al TAR, che dovrà pronunciarsi nel merito sulle contestazioni avanzate dai ricorrenti riguardo alla legittimità delle autorizzazioni rilasciate per la realizzazione della quarta linea.

Il TAR dovrà esaminare tutte le contestazioni

Secondo quanto stabilito dal Consiglio di Stato, il ricorso non ha perso interesse per il solo fatto che, durante il procedimento giudiziario, siano stati banditi gli appalti e avviati i lavori dell’opera.I giudici hanno chiarito che la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e il Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale (PAUR) costituiscono il presupposto giuridico indispensabile dell’intervento. Di conseguenza, un eventuale annullamento di tali provvedimenti potrebbe incidere anche sugli atti successivi, comprese le procedure di gara, poiché privi del necessario fondamento autorizzativo.

Riconosciuto il diritto degli enti locali a tutelare ambiente e salute

La sentenza ribadisce inoltre un principio ritenuto rilevante nelle controversie ambientali: VIA, PAUR e Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) sono provvedimenti autonomi e ciascuno può essere impugnato separatamente.

Il Consiglio di Stato conferma anche la piena legittimazione degli enti territoriali ad agire a tutela dell’ambiente e della salute pubblica. Secondo i giudici, nelle controversie ambientali è sufficiente dimostrare la vicinitas, ossia la vicinanza territoriale all’opera contestata, e prospettare possibili effetti negativi sul territorio, senza dover provare fin dall’inizio un danno certo e attuale.

Al centro del giudizio VIA, PAUR e autorizzazioni

Con il rinvio disposto dal Consiglio di Stato, il TAR Latina dovrà affrontare per la prima volta le questioni di merito rimaste finora inesaminate.

Tra gli aspetti che saranno valutati figurano la legittimità della Valutazione di Impatto Ambientale, del PAUR e degli altri atti autorizzativi relativi alla quarta linea del termovalorizzatore, oltre a diversi profili di carattere ambientale, urbanistico, autorizzativo e procedimentale sollevati dai ricorrenti.

Secondo il Consiglio di Stato, il fatto che i lavori siano già stati avviati non può impedire al giudice di verificare la validità degli atti amministrativi che hanno consentito la realizzazione dell’opera.

Fare Verde Provincia di Frosinone APS: “Ora si faccia piena chiarezza”

In una nota, Fare Verde Provincia di Frosinone APS, che ha collaborato con il Comune di Rocca d’Evandro nell’attività di approfondimento tecnico e documentale a supporto del ricorso, ha espresso soddisfazione per la decisione del Consiglio di Stato.

L’associazione auspica che il giudizio di merito consenta di verificare la piena legittimità dell’intero procedimento autorizzativo della quarta linea dell’impianto.

Fare Verde ricorda inoltre di essere in attesa, da oltre due anni, della documentazione relativa al titolo edilizio della quarta linea, richiesta al Comune di San Vittore del Lazio attraverso gli strumenti previsti dalla normativa sull’accesso agli atti. Secondo l’associazione, tali documenti sarebbero indispensabili per ricostruire l’intero iter amministrativo e garantire la massima trasparenza nei confronti dei cittadini.

Si ringrazia l'Avv. Pasquale Rinaldi per la pazienza e per la Sua grande dedizione alla causa ambientale. Ha gestito ogni fase  del  procedimento in modo ineccepibile.
Dal giornale online "La Spunta".



Politica identitaria senza potere decisionale: il caso del BRT di Frosinone e l’assenza di una vera strategia per il made in Italy

 

Nel dibattito pubblico locale si moltiplicano richiami al “territorio”, alle “eccellenze locali” e al “made in Italy”. Un vero mantra comunicativo quello delle iniziative che richiamano fantastici richiami identitari. Tuttavia, tali dichiarazioni risultano prive di fondamento giuridico e amministrativo: le norme europee e nazionali sugli appalti pubblici non consentono alle amministrazioni pubbliche di imporre l’acquisto di prodotti italiani per ragioni identitarie o simboliche.

Le direttive UE e il Codice dei Contratti Pubblici stabiliscono infatti i principi di concorrenza, non discriminazione e parità di trattamento, rendendo illegittima qualsiasi preferenza basata sulla provenienza nazionale dei beni.

In questo contesto, il caso del BRT di Frosinone rappresenta un esempio emblematico di scollamento tra propaganda e realtà. Il BRT di Frosinone , presentato con enfasi come simbolo di innovazione “ciociara”, è in realtà un bus elettrico prodotto da un’azienda turca, scelta nell’ambito di procedure che non prevedono alcuna preferenza per il made in Italy.
Nonostante ciò, la comunicazione politica ha insistito su elementi identitari e folkloristici, fino ad attribuire al mezzo un nome locale - ESSEGLIE' - nel tentativo di costruire una narrazione di fantasia che non trova riscontro nei fatti.

La contraddizione appare ancora più evidente considerando che, proprio a Frosinone, opera Tecnobus Gulliver, storica azienda italiana specializzata in veicoli elettrici per il trasporto pubblico locale , con prodotti collaudati e ampiamente utilizzati in molte città italiane ed europee.
Un’eccellenza del territorio ignorata nelle scelte amministrative , ma spesso evocata nella retorica politica.

Questa distanza tra parole e azioni alimenta una forma di demagogia identitaria, che non contribuisce né alla tutela delle imprese locali né alla trasparenza verso i cittadini.
La politica, priva degli strumenti normativi per orientare il mercato, finisce per ricorrere a scenografie comunicative che non incidono sulla realtà dei fatti e rischiano di minare la credibilità delle istituzioni.

Quando la politica non può decidere davvero, si rifugia nella retorica:

  • nomi folkloristici

  • simboli identitari

  • narrazioni pseudo-patriottiche

  • richiami alle “eccellenze del territorio”

Sono espedienti comunicativi per coprire l’assenza di potere decisionale reale, ma quando la propaganda supera la realtà, si sfiora il grottesco.

La politica locale parla di “territorio”, “identità”, “made in Italy”, ma negli appalti pubblici con gara :

  • non può imporre prodotti italiani

  • non può tutelare le aziende locali

  • non può controllare gli appalti complessi

  • non conosce le norme europee

  • non ha una strategia industriale

Semplicemente si rifugia nella scenografia, nei nomi folkloristici, nella comunicazione faziosa e nelle inaugurazioni pompose.

Fare Verde Provincia di Frosinone APS richiama le amministrazioni locali alla responsabilità, alla coerenza e al rispetto della verità amministrativa, affinché la promozione del territorio non si riduca a un esercizio di immagine green , ma si traduca in scelte concrete, trasparenti, possibili e utili alla comunità.







venerdì 24 luglio 2026

Patrica - Odori nauseabondi anche questa mattina: residenti costretti a chiamare le Forze dell’Ordine. Fare Verde Provincia di Frosinone APS chiede il sequestro dell’impianto.



Patrica – Anche questa mattina, 24 luglio 2026, i residenti della località Ferruccia di Patrica sono stati costretti a richiedere l’intervento delle Forze dell’Ordine a causa dei persistenti odori nauseabondi che continuano a rendere l’areale invivibile.
Non è bastata la sentenza della Magistratura frusinate, che ha emesso un decreto penale di condanna nei confronti dell’impianto industriale responsabile delle emissioni: il problema, infatti, persiste senza alcuna attenuazione.
D’altro canto, il Comune continua a comportarsi come un moderno Ponzio Pilato, secondo il più classico postulato: “Il problema è di chi ce l’ha”. Un atteggiamento che, di fronte a una comunità esasperata, appare del tutto inadeguato e privo di senso istituzionale.
Fare Verde Provincia di Frosinone APS, con gli iscritti di Fare Verde Patrica, ha già denunciato quanto è in accadimento alla Magistratura, ma nonostante ciò – in un clima di assoluto menefreghismo – le emissioni odorigene insopportabili continuano a manifestarsi con la stessa intensità, comportandosi come uno stalker ambientale, capace di alterare le abitudini quotidiane e i rapporti sociali dei residenti.
La nostra Associazione ribadisce che la reiterazione del fenomeno configura una persistente violazione penale e annuncia che continuerà a chiedere il sequestro dell’impianto, unico provvedimento in grado di tutelare efficacemente la popolazione e ripristinare condizioni di vivibilità dignitose.









martedì 21 luglio 2026

PATRICA - Omessa bonifica del deposito incontrollato di rifiuti presso l’area ex SIPOREX – Patrica (FR) SITO SIN BACINO IDRICO DEL FIUME SACCO




PATRICA - SITO SIN BACINO IDRICO DEL FIUME SACCO -

L’associazione ambientalista Fare Verde Provincia di Frosinone APS rende noto che, a distanza di oltre due anni dalla prima segnalazione alle Forze dell’Ordine , permane inalterata la situazione di grave degrado ambientale nell’area ASI del Comune di Patrica, antistante l’ex stabilimento SIPOREX, del Consorzio Industriale del Lazio.

In data 11 gennaio 2024, l’associazione aveva formalmente denunciato la presenza di un deposito incontrollato di rifiuti, chiedendo l’immediata rimozione dei materiali e la bonifica del sito. A seguito della segnalazione, intervenne anche il servizio pubblico RAI, documentando lo stato dei luoghi e portando la vicenda all’attenzione nazionale.

Nonostante ciò, la situazione è rimasta immutata: i rifiuti sono ancora presenti, nessuna comunicazione ufficiale è stata fornita dal Consorzio Industriale del Lazio. Una condizione che appare incompatibile con i doveri di custodia, vigilanza e gestione responsabile delle aree industriali consortili, e che contribuisce a generare un’immagine di zona franca, sottratta all’applicazione delle norme ambientali.

Il Presidente pro tempore di Fare Verde Provincia di Frosinone APS, Dott. Marco Belli, ha pertanto ritenuto necessario rivolgersi all’Illustrissimo Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Frosinone, affinché vengano valutate:le responsabilità di chi ha determinato l’inquinamento del sito,
le condotte omissive di chi non ha provveduto alla bonifica,
eventuali ulteriori fattispecie penalmente rilevanti.

La tutela dell’ambiente e della salute pubblica impone che situazioni di degrado così evidenti non vengano tollerate né lasciate perdurare nel tempo.

L’associazione ha trasmesso alle Autorità competenti documentazione fotografica aggiornata al 9.6.2026, attestante la presenza dei rifiuti e il perdurante stato di abbandono dell’area antistante l’ex SIPOREX-.

Fare Verde Provincia di Frosinone APS ribadisce la necessità di un intervento immediato e risolutivo, volto a:ripristinare la legalità,
tutelare l’ambiente,
salvaguardare il decoro del territorio,
garantire il rispetto delle norme vigenti in materia di gestione dei rifiuti e bonifica dei siti contaminati.

La Ciociaria non può essere lasciata in balia dell’inerzia amministrativa: il territorio merita attenzione, rispetto e azioni concrete. La politica si pavoneggia con grandi progetti ecologici ma poi non è capace di far bonificare una strada dai rifiuti abbandonati.


































sabato 13 giugno 2026

Ceccano - Rifiuti abbandonati nei campi del SITO SIN Bacino idrico del fiume Sacco.



Ceccano - In località Anime Sante a Ceccano alle coordinate 41°34'38.0"N 13°19'49.7"E c'è chi va nei campi per mietere il fieno e invece trova una discarica.
Non dovrebbe accadere. E invece accade sempre più spesso: un contadino si reca nei propri terreni per lavorare, per mietere il fieno, per portare avanti quei gesti antichi che tengono in vita la nostra terra. Ma ciò che trova davanti a sé è un campo disseminato di rifiuti.
Materassi , plastica, tantissimi sacchi di rifiuti urbani e ingombranti.
Una scena che ferisce. Una scena che umilia.
Perché chi lavora la terra la ama, la rispetta, la custodisce.
E vedere il campo di fieno da mietere trasformato in una discarica abusiva significa sentirsi traditi da mani e menti che hanno scelto deliberatamente l’illegalità come stile di vita.
I contadini sono persone di grande umiltà, che vivono del proprio lavoro e che non chiedono nulla se non di poter coltivare in pace.
Sono loro a garantire cibo, paesaggio, biodiversità.
Sono loro a presidiare territori che altrimenti verrebbero abbandonati.
Eppure, troppo spesso, sono proprio loro a pagare il prezzo più alto dell’inciviltà altrui.
Devono fermare il lavoro.
Devono denunciare.
Devono attendere interventi che non arrivano.
Devono convivere con il timore che quei rifiuti possano contaminare suolo, acqua, raccolti.
Il tutto mentre chi ha abbandonato quei materiali resta impunito, protetto dall’ombra dell’anonimato e dall’assenza di controlli efficaci.
È necessario dirlo con chiarezza:
i contadini non possono e non devono diventare operatori ecologici.
Non spetta a loro raccogliere i rifiuti abbandonati nei campi.
Non spetta a loro bonificare ciò che altri hanno inquinato.
Non spetta a loro farsi carico dei costi economici, ambientali e morali dell’inciviltà.
Il loro compito è un altro: coltivare, produrre, custodire.
E lo fanno senza rovinare la terra, senza sfruttarla, senza violentarla con azioni criminali.
Chi abbandona rifiuti, invece, compie un reato e danneggia l’intera comunità.
Serve una presa di posizione netta.
Serve che le istituzioni intensifichino controlli, sanzioni, videosorveglianza.
Serve che la comunità sostenga chi lavora onestamente e isoli chi sporca e inquina.
Perché un territorio che non protegge i suoi contadini è un territorio che rinuncia al proprio futuro.