martedì 9 giugno 2026

Il Torrente Amaseno chiaro esempio di greenwashing.


Per oltre 250 giorni l’anno il Torrente Amaseno non ha alcuna portata idrica ed  anche in questi giorni il corso d’acqua è completamente in secca, nonostante continui a ricevere reflui provenienti dai depuratori urbani dei comuni di Veroli, Monte San Giovanni Campano e Boville Ernica. Un paradosso che Fare Verde Provincia di Frosinone APS denuncia da anni: senza acqua corrente, la depurazione non si completa, perché manca la fase finale e indispensabile della diluizione dei reflui trattati. Il risultato è evidente: ciò che esce dai depuratori, invece di scorrere nel torrente, si infiltra nel sottosuolo, con  ripercussioni sulle falde e sulla qualità dell’ambiente.


Alveo del torrente Amaseno in secca


Il letto dell’Amaseno, ormai inesorabilmente asciutto per la maggior parte dell’anno, continua a rivelare criticità. Il 9 giugno, i volontari di Fare Verde Monte San Giovanni Campano hanno rinvenuto rifiuti abbandonati in località Miniera, proprio nel letto del torrente. Mani criminali hanno abbandonato rifiuti e addirittura una tappezzeria di auto. Un segnale inequivocabile: l’alveo, privo d’acqua, diventa terreno di nessuno, vulnerabile a ogni forma di degrado.





Spostandosi a Casamari, la situazione non migliora. Sono ben visibili i lavori di presunta “sistemazione” degli argini, interventi celebrati come opere di riqualificazione ecologica quando sotto il piazzale che funge da parcheggio , insiste una grande struttura  costruita sulla sponda del torrente

Una contraddizione macroscopica: mentre si parla di tutela, vengono ignorati manufatti che violano le norme statali e regionali sulla fascia di rispetto dei corsi d’acqua che  disciplinano le distanze senza  lasciare spazio a nessuna interpretazione benevola.

Fare Verde Provincia di Frosinone vuole credere che gli assessori regionali, così solerti nel magnificare la presunta valenza ecologica dei lavori sugli argini, abbiano anche attivato i poteri sostitutivi della Regione previsti dalla legge per affrontare la questione dei manufatti  costruiti dentro l’alveo del torrente Amaseno.


Per ultimo: Al torrente Amaseno non serve il greenwashing in politichese ! Serve il ripristino della natura (Regolamento UE 2024/1991), entrato in vigore il 18 agosto 2024 che  stabilisce obiettivi e obblighi giuridicamente vincolanti volti a garantire il recupero degli ecosistemi degradati, terrestri e di acqua dolce, marini, urbani, agricoli e forestali dell’Unione Europea, mirando contestualmente alla mitigazione dei cambiamenti climatici e alla prevenzione e alla riduzione dell'impatto delle catastrofi naturali
Le ruspe nell'alveo del torrente non riparano un bel niente.


domenica 7 giugno 2026

Torrente Amaseno: un ecosistema sacrificato tra reflui depurativi, abusi edilizi e passerelle politiche

 


Il torrente Amaseno, da anni, non è più un corso d’acqua vivo. Per oltre 250 giorni l’anno, l’alveo riceve esclusivamente i reflui dei depuratori dei comuni del comprensorio. Un paradosso idrologico e ambientale: nonostante lo sversamento continuo dai depuratori , il torrente rimane in secca.

Tradotto in termini concreti: i reflui depurati non scorrono, ma si infiltrano direttamente nelle falde, con un rischio evidente per la qualità delle acque sotterranee.

In assenza di un flusso naturale capace di diluire gli scarichi, gli stessi depuratori non riescono a chiudere il ciclo di trattamento, rendendo inefficace un sistema che dovrebbe tutelare l’ambiente e la salute pubblica.

Un ecosistema sotto assedio: carenza di acqua , troppa pressione antropica e troppi manufatti abusivi

Alla pressione dei reflui si aggiunge un’altra ferita: le sponde del torrente sono state progressivamente saccheggiate, occupate da costruzioni realizzate senza il rispetto delle normative statali e regionali. Un consumo di suolo illegittimo che ha cancellato habitat, corridoi ecologici e interi tratti di vegetazione ripariale.

Oggi, mentre il torrente è ridotto a un alveo arido, alcuni esponenti politici trasformano l’Amaseno in una passerella mediatica, sbandierando interventi sugli argini come se fossero opere risolutive.quando in realtà, questi lavori invasivi distruggono le ultime tracce di biodiversità sopravvissute.

Fare Verde Provincia di Frosinone APS, da anni, denuncia una verità semplice e ignorata: l’acqua dell’Amaseno è stata captata, sottratta al corso naturale creando impedimento al mantenimento del flusso minimo vitale, obbligatorio per legge.

Già nel 2017 l’associazione interpellò l’allora Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare – Divisione Tutela quali‑quantitativa delle Risorse Idriche e Distretti Idrografici. Con nota prot. 0005265 dell’8 marzo 2017, il Ministero comunicò che:

il sottobacino dell’Amaseno era stato inserito nel Piano di Tutela delle Acque Regionale (PTAR) del Lazio come area di miglioramento al 2021;


erano previste misure specifiche sugli impianti di depurazione da parte dell’Autorità regionale competente;


lo stato ecologico del torrente non soddisfa la Direttiva Quadro Acque 2000/60/CE, come da anni sostiene il presidente della nostra Associazione il Dott. Marco Belli.

Il Ministero invitò inoltre a consultare il sito del Distretto Idrografico dell’Appennino Meridionale per verificare le condizioni del corso d’acqua.

A distanza di anni, però, nessuno ha affrontato il nodo centrale: non servono nuove opere edilizie, ma il ripristino dell’acqua, della sua continuità ecologica e della sua capacità di rigenerare l’ecosistema.

Un tempo l’Amaseno alimentava i mulini di Monte San Giovanni Campano. Oggi, invece, è un alveo svuotato, un simbolo di ciò che accade quando l’ambiente viene sacrificato a favore di interessi di breve respiro.

La speranza – che è davvero l’ultima a morire – è quella di rivedere l’acqua tornare a scorrere, tanta e pulita, capace di:

restituire vita al torrente,


ripristinare gli equilibri ecologici,


e magari spazzare via anche il greenwashing di chi si presenta solo per farsi fotografare.

Fare Verde Provincia di Frosinone APS continuerà a battersi, con documenti alla mano e con la forza della legalità, affinché il torrente Amaseno torni a essere un ecosistema vivo, non un canale di scarico né un palcoscenico per la politica del consenso.

Il silenzio assordante delle sedicenti associazioni ambientaliste spiega tante cose.


Lavori fatti dalle ruspe dentro l'alveo del torrente .





giovedì 4 giugno 2026

Provincia di Frosinone - La trasparenza sul giro di affari dei rifiuti sembra quella della Corea del Nord.

 La trasparenza amministrativa, pur essendo un obbligo sancito dalla legge per enti e società a partecipazione pubblica, continua a rimanere un miraggio.

Le celebri metafore della “casa di vetro” e del “palazzo di vetro”, coniate da Filippo Turati nel 1908, sembrano non appartenere alla cultura gestionale delle società che operano nel ciclo dei rifiuti dei 91 comuni della provincia di Frosinone.

Le norme esistono e sono chiare. L’articolo 97 della Costituzione, in vigore dal 1° gennaio 1948, stabilisce i principi di imparzialità e buon andamento della Pubblica Amministrazione e delle società ad essa equiparate. A questi si aggiunge il D.lgs. 33/2013, che definisce la trasparenza come “accessibilità totale” ai dati e ai documenti, al fine di favorire il controllo diffuso sull’operato degli enti e prevenire la corruzione.

Eppure, nel caso della SAF  Società Ambiente Frosinone di Colfelice  che gestisce  il ciclo dei rifiuti provinciali e per la Re- Mat. Lazio Spa  di San Giorgio a Liri che gestisce rifiuti da fuori provincia,  la cosiddetta “casa di vetro” sembra essersi trasformata in un edificio dai vetri “grigio magno” , impenetrabile allo sguardo dei cittadini che pagano la TARI e che, pur contribuendo con risorse pubbliche, non possono conoscere come queste vengano impiegate.

 Nel luglio 2025 Fare Verde Provincia di Frosinone APS  ha richiesto la pubblicazione, sui siti istituzionali delle due società, dei dati e delle informazioni obbligatorie per legge.

A giugno 2026, nulla è stato ancora reso pubblico.

 Successivamente sono stati richiesti i rendiconti relativi agli oneri accessori alla tariffa, tra cui:

 benefit ambientali previsti dal decreto commissariale Regione Lazio n. 15/2005

 addizionale del 5% per conferimenti fuori ATO

 ecotassa

 costi di gestione post-mortem delle discariche esaurite

 Anche in questo caso, nessuna risposta.

 L’associazione sollecita ora l’attenzione di tutti i sindaci dei 91 comuni affinché venga fatta piena luce su:

 costi di gestione

 spese per il personale

 acquisti e forniture

 compensi extra salariali per deleghe di funzione

 consulenze affidate a ex dipendenti in pensione

 spese di comunicazione e pubblicità

 contributi erogati per eventi, sagre e manifestazioni

 benefit ambientali ed ecotassa

 Si tratta di voci che incidono direttamente sulla tariffa pagata dai cittadini e che richiedono un controllo rigoroso, continuo e trasparente.

 Chiediamo ai sindaci, in quanto rappresentanti delle comunità locali, di esercitare pienamente il loro ruolo di vigilanza e di garantire l’applicazione delle norme sulla trasparenza, affinché ogni cittadino possa conoscere come vengono gestite le risorse pubbliche derivanti dalla TARI.

 È necessario un cambio di passo: non basta inviare cartelle di pagamento o ricorrere a giustificazioni di circostanza. I costi di gestione continuano ad aumentare e a sostenerli sono sempre i cittadini. Serve responsabilità, chiarezza e rispetto.



sabato 30 maggio 2026

Il dono di Cassandra di Fare Verde Provincia di Frosinone APS : Frosinone fanalino di coda nel Lazio e in Italia per la qualità della vita.

 

La fotografia scattata dall’ultima edizione della Qualità della vita de Il Sole 24 Ore conferma una frattura geografica che, come sottolinea il quotidiano, «in 36 edizioni non ha accennato a sanarsi». Nonostante i punti di forza del Mezzogiorno – demografia più giovane, clima favorevole, costo della vita più accessibile, ingenti fondi pubblici inclusi quelli del PNRR – le ultime 22 posizioni della classifica sono occupate da province meridionali e tra le ultime posizioni è presente anche la provincia di FROSINONE.

Fuori da Roma emergono criticità diffuse: precarietà economica, servizi pubblici limitati, carenza di spazi culturali e sportivi.

In questo quadro, Frosinone si conferma la provincia con la qualità della vita più bassa del Lazio, penalizzata da dinamiche economiche, sociali e ambientali che si trascinano da anni.

Il dato più allarmante riguarda la popolazione anziana: Frosinone è penultima in Italia, 106ª posto in classifica su 107. Un risultato che riflette un territorio dove vivere a lungo è più difficile che altrove.

Tra i fattori che trascinano la provincia nelle ultime posizioni:

  • Elevato tasso di motorizzazione

  • Pessima qualità dell’aria

  • Rischio idrogeologico

  • Ambiente al 100° posto su 107 province Italiane

Se Fare Verde Provincia di Frosinone APS ha il dono di Cassandra questi indicatori non sono numeri astratti: raccontano un territorio dove troppe auto, troppo smog, troppi protesti, un’offerta sanitaria insufficiente e un indice di mortalità tra i più alti del Paese incidono direttamente sulla qualità della vita.

Il quadro non migliora osservando la condizione dei più piccoli. La provincia si colloca al 93° posto, tra le ultime in Italia.

Gli elementi più critici:

  • Basso tasso di fecondità

  • Assenza di servizi di prossimità raggiungibili a 15 minuti a piedi

  • Scarsità di asili nido

  • Rette elevate per la mensa scolastica

  • Edifici scolastici privi di mensa o palestra

  • Spesa sociale per famiglie e minori tra le più basse

Un territorio che non ha mai garantito ai bambini ciò che dovrebbe essere scontato: servizi, sicurezza, opportunità, spazi di crescita.

La provincia di Frosinone continua a pagare un prezzo altissimo a inquinamento, fragilità economica, carenze infrastrutturali , servizi insufficienti e scelte politiche sbagliate.

Infine un altro dato significativo tra i tanti analizzati riguarda la qualità delle amministrazioni locali, dove la provincia si colloca al 103° posto.

Qui Fare Verde Provincia di Frosinone APS “distende un velo pietoso”, perché – come sottolineato più volte nelle nostre analisi – la responsabilità non è solo delle istituzioni, ma anche delle scelte della popolazione, troppo spesso orientate da logiche clientelari, abitudini radicate e dal voto di amicizia che non premia competenza, trasparenza e visione.

Tuttavia la classifica non è un destino, ma un segnale d’allarme che non può essere ignorato.

Come Fare Verde Provincia di Frosinone APS lo ripetiamo da anni: senza legalità, trasparenza, pianificazione e tutela ambientale non esiste sviluppo.










domenica 24 maggio 2026

Depuratore intercomunale di Isola del Liri: una storia lunga oltre 18 anni e ancora senza fine

ACQUA CHIARA 

La vicenda del depuratore intercomunale di Isola del Liri affonda le sue radici nel 2008, quando l’opera venne programmata come “Impianto di depurazione Anitrella” a servizio dei Comuni di Monte San Giovanni Campano, Isola del Liri, Castelliri e Arpino, con finanziamento della Regione Lazio.

La Delibera di Giunta Regionale n. 668/2008 inserì l’opera tra gli interventi prioritari affidati ad ACEA ATO 5. Il costo previsto era di 12 milioni di euro, così ripartiti:

  • 8,4 milioni della Regione Lazio
    • 5,6 milioni immediatamente disponibili
    • 2,8 milioni da erogare tramite ribassi d’asta
  • 3,6 milioni derivanti dalle tariffe pagate dagli utenti

Successivamente, a seguito di interlocuzioni tra ACEA ATO 5 e la Direzione Ambiente regionale, 625.000 euro vennero provvisoriamente spostati per coprire il completamento del depuratore di Anagni.

Nel 2013, la nostra Associazione chiese ufficialmente alla Provincia di Frosinone di chiarire che fine avesse fatto il depuratore previsto in località Scaffa, sulla riva del Liri a Monte San Giovanni Campano dove ci fu addirittura la cerimonia di inaugurazione. Da quel momento, la narrazione istituzionale cambiò: si iniziò a parlare di “depuratore intercomunale di Isola del Liri”, mentre ACEA veniva nel frattempo obbligata a realizzare nuovi impianti a Monte San Giovanni Campano per porre fine al disastroso stato della depurazione locale.

 Gli investimenti in tariffa: soldi incassati, impianto mai costruito

Secondo i  Piani degli Investimenti ATO 5, approvati dai Sindaci, l’opera è stata ripetutamente finanziata attraverso le bollette:

  • 5,2 milioni nel Piano 2014–2017
  • 8,2 milioni nel Piano 2016–2019
  • 10,9 milioni nel Piano 2019–2021

ACEA ha quindi avrebbe incassato negli anni somme crescenti, senza avviare la costruzione dell’impianto.

 Oggi: 16 milioni dalla Regione Lazio. Ma quanto deve costare questo depuratore?

La Regione Lazio ha annunciato 16 milioni di euro per il depuratore intercomunale. La domanda è inevitabile:

Ma quanto deve costare questo impianto?

Dai 12 milioni del 2008 ai 16 milioni del 2026, passando per oltre 20 milioni complessivi già caricati in tariffa, la cifra appare in continua lievitazione.

E l’esperienza insegna che, una volta avviata la spesa, i ritocchi verso l’alto non mancano mai.

 Un’opera che doveva essere  già funzionante 

Il depuratore intercomunale di Isola del Liri avrebbe dovuto:

  • risolvere criticità storiche del Liri
  • eliminare scarichi non conformi
  • garantire un trattamento adeguato dei reflui
  • tutelare salute pubblica e ambiente

Tutto questo doveva essere già risolto da anni, perché gli investimenti sono stati ampiamente finanziati dagli utenti.

La posizione della nostra Associazione di tutela Ambientale .

Fare Verde Provincia di Frosinone APS  ritiene che questa vicenda rappresenti un caso emblematico di:

  • mancanza di trasparenza
  • inefficienza gestionale
  • assenza di controllo pubblico
  • costi fuori controllo

E soprattutto di promesse ripetute senza nessun  risultato concreto.

Conclusione

Dopo 18 anni, milioni di euro incassati e continui annunci, il depuratore intercomunale non esiste ancora.

La nostra Associazione continuerà a vigilare, documentare e denunciare ogni opacità, perché i Comuni di Isola del Liri, e Arpino in questo caso NON HANNO DEPURATORI come del resto non li hanno i comuni di Santopadre, Fontana Liri ed Arce.

Fare Verde Provincia di Frosinone APS si rivolge direttamente all'Autorità Giudiziaria chiedendo la giusta punizione prevista dalle leggi dello Stato  per chi continua da anni ad inquinare il fiume Liri


Il depuratore fantasma di Isola del Liri




martedì 19 maggio 2026

In provincia di Frosinone si spreca oltre metà dell’acqua potabile. E mentre la rete cade a pezzi, si fa greenwashing nelle scuole.

 

ACQUA CHIARA - La provincia di Frosinone continua a registrare una dispersione idrica tra le più alte d’Italia, con punte che superano il 60% dell’acqua potabile immessa in rete. Una cifra impressionante, che descrive un sistema inefficiente, inefficace , costoso e soprattutto insostenibile.

Mentre migliaia di metri cubi di acqua potabile si perdono ogni giorno sotto terra, il gestore del servizio idrico integrato preferisce dedicarsi a iniziative di facciata: lezioni nelle scuole, campagne di sensibilizzazione , inviti a “non sprecare l’acqua mentre ci si lava i denti”.

Un messaggio corretto, certo. Ma profondamente dissociato dalla realtà , se pronunciato da chi spreca più acqua di quanta ne consegni.

I numeri parlano da soli

  • In molti Comuni della provincia di Frosinone la dispersione di acqua potabile supera il 55–60%.

  • Ogni giorno si perdono migliaia di metri cubi di acqua potabile già trattata e pagata.

  • Le perdite “non visibili” restano attive per mesi o anni, senza interventi risolutivi.

  • I cittadini subiscono razionamenti, cali di pressione e interruzioni, mentre la rete continua a disperdere acqua.

Questi dati non sono opinioni: sono la fotografia di un sistema che non funziona.

 Il greenwashing che aleggia sulla popolazione

Il gestore del servizio idrico integrato parla di “sostenibilità”, “risparmio”, “educazione ambientale”. Ma la sostenibilità non si predica: si pratica.

Finché la rete pubblica continuerà a disperdere oltre metà dell’acqua potabile, ogni lezione nelle scuole sarà solo greenwashing istituzionale.

Non si può chiedere ai bambini di risparmiare l’acqua quando la rete ne spreca quantità di milioni di volte superiori. Non si può parlare di tutela della risorsa idrica mentre si ignorano perdite gigantesche che drenano soldi pubblici, energia e risorse naturali.

Le responsabilità non sono dei cittadini e la narrativa che punta il dito contro i consumi domestici è fuorviante.

Il vero problema non è il rubinetto lasciato aperto per qualche secondo: il vero problema è una rete idrica vecchia, fragile, non manutenuta, che perde acqua in ogni dove.

Fare Verde Provincia di Frosinone APS chiede:

  • Interventi immediati per la sostituzione degli acquedotti colabrodo nelle tratte più critiche.

  • Manutenzione programmata, non emergenziale.

  • Trasparenza totale dei dati sulle perdite Comune per Comune.

  • Riduzione drastica della dispersione idrica entro tempi certi.

  • Valorizzazione del riuso delle acque depurate, per ridurre la pressione sulle sorgenti naturali.

  • Bilancio di sostenibilità idrica aziendale redatto con le associazioni dei cittadini

La posizione di Fare Verde Provincia di Frosinone APS

Non accettiamo lezioni di sostenibilità da chi spreca più acqua di quanta ne distribuisca. La tutela della risorsa idrica non si fa con i cartelloni nelle scuole, ma con investimenti, manutenzione e trasparenza.

La provincia di Frosinone non ha bisogno di slogan, mascotte o opuscoli colorati. Ha bisogno di condotte che non perdano, di investimenti reali, di responsabilità. Finché la rete continuerà a disperdere oltre metà dell’acqua potabile, ogni iniziativa educativa del gestore sarà percepita per ciò che è: una copertura comunicativa che non risolve il problema, ma lo nasconde.






giovedì 14 maggio 2026

La stazione ferroviaria AV a Frosinone potrà essere un acceleratore, non un generatore di sviluppo- Il nostro silenzio è terminato!

 

Perché l’Alta Velocità da sola non basta per lo sviluppo della Provincia di Frosinone.

L’Alta Velocità è uno strumento potente, ma non un motore autonomo di sviluppo. Fare Verde provincia di Frosinone APS sottolinea che la sua utilità dipende da ciò che un territorio è già in grado di offrire .

Effetto‑attrattore — Le stazioni AV funzionano quando si innestano su territori già forti: Milano, Bologna, Firenze, Napoli. Dove il tessuto economico è debole, l’AV accelera gli spostamenti… verso altri poli più competitivi.

Assenza di filiere locali — Senza un sistema produttivo innovativo, servizi avanzati, università e centri di ricerca, l’AV non genera nuova domanda economica.

Rischio “aspirapolvere” — L’alta velocità può favorire la fuga di competenze: vivere a Frosinone e lavorare a Roma diventa più facile, ma non il contrario.

Mancanza di intermodalità — Una stazione AV isolata, senza bus, parcheggi, ciclovie, collegamenti rapidi con i comuni, resta un “non‑luogo” che non genera economia.

Zero impatto sulle criticità strutturali — L’AV non risolve inquinamento, consumo di suolo, desertificazione industriale, carenza di servizi sanitari, lentezza amministrativa.

Esperienze italiane negative — Ci sono stazioni AV che non hanno prodotto sviluppo: Afragola (per anni sottoutilizzata), Reggio Emilia AV (grande architettura, ma impatto economico limitato rispetto alle aspettative).

Il caso specifico della provincia di Frosinone

Economia sbilanciata — La provincia soffre di deindustrializzazione, crisi delle filiere chimiche e metalmeccaniche, scarsa innovazione.

Pressione ambientale elevata — SIN Valle del Sacco, qualità dell’aria critica, consumo di suolo, gestione rifiuti: fattori che frenano investimenti e qualità della vita.

Debolezza dei servizi — Università marginale, trasporti locali insufficienti, scarsa attrattività per giovani e imprese.

Competizione con Roma — L’AV avvicina ancora di più Roma, che già oggi assorbe lavoro, studenti e investimenti.

Risultato: senza un piano di sviluppo integrato, l’AV rischia di essere solo un’infrastruttura costosa che accelera la fuga di capitale umano.

Cosa serve davvero per generare sviluppo

Rigenerazione industriale basata su green economy, agroalimentare avanzato, tecnologie ambientali.

Università e ricerca con poli reali, non solo sedi distaccate.

Trasparenza e legalità per attrarre investitori e ridurre le distorsioni del territorio.

Infrastrutture locali: bus, navette, ciclovie, collegamenti rapidi tra comuni.

Pianificazione territoriale che limiti consumo di suolo agricolo e favorisca rigenerazione urbana.

Sviluppo delle filiere agricole per prodotti di altissima qualità

Solo dentro questo quadro una stazione AV può diventare un moltiplicatore.