venerdì 10 marzo 2017

Pneumatici ricostruiti: Un chiaro esempio di Economia Circolare promosso dal GPP (acquisti verdi)


La ricostruzione dei pneumatici è una realtà industriale che solo in Italia occupa circa 2600 addetti con un’altissima valenza ecologica: La produzione di pneumatici ricostruiti consente di far risparmiare il 70% circa di materie prime, produce l’80% in meno di Co2 , previene  la formazione di rifiuti e sviluppa l’Ecomia Circolare. Non a caso gli pneumatici ricostruiti sono utilizzati in larga parte per gli aerei e i camion perché la ricostruzione può essere fatta fino a tre volte per la stessa carcassa con notevole risparmio sulla spesa. Negli ultimi anni si è però diffuso un utilizzo maggiore degli pneumatici rigenerati anche tra le auto, complici i prezzi estremamente convenienti rispetto agli pneumatici tradizionali. Gli pneumatici ricostruiti o gomme rigenerate, meglio ancora gomme ricoperte nell’interpretazione Ciociara, sono realizzati utilizzando la carcassa dei pneumatici usati a cui viene eliminato il battistrada consumato (cioè la parte che è materialmente a contatto con l’ asfalto). Dopo l’ asportazione  della gomma dalla carcassa dai pneumatici usurati, lo pneumatico viene ricostruito con un nuovo battistrada. Gli pneumatici rigenerati vengono dunque sottoposti ad una nuova vulcanizzazione che fonde la carcassa usata con il nuovo battistrada.
Gli pneumatici rigenerati per le autovetture sono regolamentati grazie alle norme Ece Onu 108. Per verificare se un pneumatico è stato rigenerato o ricostruito basta verificare le diciture riportate sulla sua spalla.
Grazie alla norma Ece Onu 108 (109 per i camion) gli automobilisti sono tutelati e non devono rinunciare a qualità, durata e prestazione rispetto ad agli pneumatici vergini.
Il riutilizzo dei pneumatici usati per ottenere gomme rigenerate offre notevoli vantaggi anche all’ ambiente, si pensi che ogni anno nell’ unione europea vengono gettati circa 200 milioni di tonellate di pneumatici usurati. Oltre all’ inquinamento generato dallo smaltimento, si deve tenere presente anche quello necessario alla produzione delle gomme da montare sui veicoli ai quali è stato fatto il cambio gomme. Per la produzione di un pneumatico tradizionale sono necessari circa 30 litri di petrolio, mentre per rigenerarne uno ne bastano poco meno di 6.
Oltre al risparmio in termini di denaro (si arriva fino al 70% in meno rispetto agli pneumatici vergini) le gomme rigenerate aiutano ulteriormente  l’ ambiente riducendo la produzione di rifiuti,  e quindi procurando ulteriore risparmio energetico e minore inquinamento. Per lo sviluppo dell’uso dei pneumatici ricostruiti bisogna proteggere la filiera Italiana e quindi arginare l’ingresso di prodotti  che non danno garanzie di affidibilità e immettere nel mercato prodotti con caratteristiche  ben precise per dare tranquillità al consumatore finale. Bisogna, inoltre sensibilizzare chi utilizza il prodotto finale allo sviluppo dell’economia circolare e in questo caso iniziare dalle Amministrazioni Comunali per inculcare il concetto di uso sostenibile della materia prima seconda, frutto della raccolta differenziata, nella riduzione dei rifiuti resa oramai obbligatoria anche  dal Decreto sul GPP (Acquisti verdi). Oltre alla sensibilizzazione attraverso campagne informative, però, è necessario qualche incentivo e qui Fare Verde arriva all’ultimo punto, ultimo ma non meno importante , quello degli strumenti necessari per sostenere la crescita di questo settore industriale con ricadute positive su occupazione e lotta all’inquinamento: riconoscere un credito d’imposta del 20% sull’imponibile Iva relativo all’acquisto di pneumatici ricostruiti in recepimento della norma europea ECE/ONU 109. Solo  così il cerchio dell'economia circolare si chiuderebbe con beneficio per tutti anche perchè per logica l'IVA è stata già pagata sul battistrada usurato


martedì 7 marzo 2017

La Ciociaria non è una merce di scambio per promuovere la volgarità e lo squallore.

Oramai chiunque si permette di offendere la Ciociaria e quindi la popolazione che è nativa in Provincia di Frosinone. Fare Verde ribadisce questo concetto alla luce della a riproposizione del film “La Ciociara” in chiave porno. Momenti terribili di violenza fisica e psicologica ingiustificabili che sono passati alla storia come le "marocchinate" che hanno procurato ferite indelebili all’intera società . Non si riesce a capire come si fa a pensare di poter riproporre, in modo squallido una vicenda atroce , non aver rispetto del dolore di tutta quella  gente che ha subito quegli episodi di violenza, alle tante donne che sono state vittime di abusi sessuali e di stupro durante il II Conflitto Mondiale, con tanto cinismo pur di ottenere denaro. Un’offesa troppo grande e un’insulto che meriterebbe altro tipo di risposta perché quella atroce pagina di storia dovrebbe essere trattata con delicatezza e con il dovuto rispetto alle tante vittime di stupro che sono rimaste menomate nello spirito e nel corpo alla stessa stregua di chi subì violenze indicibili nei campi di concentramento e di chi subì la pulizia etnica nelle Italianissime terre Dalmate. E’ per questo motivo che Fare Verde in Provincia di Frosinone metterà in essere qualsiasi iniziativa per porre fine a questa vicenda che colpisce l’animo di ogni Ciociaro ed è per questo che Fare Verde chiede pubblicamente al Sig. Prefetto di Frosinone,  a tutti i  Sindaci della Provincia di Frosinone e al Sig. Presidente della Provincia di rivolgersi al Governo Italiano per ottenere che venga proibita la proiezione e la commercializzazione del film porno “La Ciociara” su tutto il territorio della Repubblica Italiana per lo squallore , la volgarità e la profonda offesa che arreca alla nostra Comunità e a tutte le donne Italiane.



venerdì 3 marzo 2017

Gli acquisti verdi portano alla Green Econmy


Da tanto tempo, forse da troppo tempo,  Fare Verde consiglia di adottare il metodo degli acquisti verdi. Le persone che hanno a cuore l’ambiente e quindi se stesse hanno la possibilità di considerare un prodotto/servizio lungo tutto il suo ciclo di vita (produzione - distribuzione - uso – smaltimento); stimolare in senso ambientalmente sostenibile l'innovazione di prodotti e servizi, possono quindi adottare comportamenti d'acquisto responsabili e dare il “buon esempio” nei confronti della Comunità.
E’ compito dei Cittadini orientare il mercato e dare il buon esempio in quanto maggiori consumatori di beni e servizi.
Indirizzare e pretendere anche dalla Pubblica Amministrazione tale potere di acquisto a minor impatto ambientale determina alcune importanti conseguenze:
- minor impatto ambientale dei consumi contribuendo al raggiungimento di uno
sviluppo sostenibile locale;
- incentivo alle imprese a sviluppare tecnologie di processo e prodotti a minor impatto
ambientale;
- esempio nei confronti dei concittadini di comportamenti virtuosi tendenti al risparmio
energetico e alla riduzione della produzione di rifiuti.
Pertanto se ci sarà domanda di prodotti e servizi orientata, non solo sulla loro convenienza
economica, ma anche sulle loro caratteristiche ambientali si incoraggerà le imprese a immettere sul mercato prodotti “verdi” innovativi e quindi competitivi anche in
termini di concorrenza e quindi di costi.
In quest'ottica, assume evidente rilevanza il ruolo di tutti i diversi attori coinvolti nel mercato di produzione e scambio e la necessità di “approcci multistakeholders”: enti locali, produttori, fornitori, associazioni e soprattutto consumatori.
I benefici derivanti dagli acquisti verdi sono di tre tipi: diretti, indiretti e addizionali.
Benefici diretti 
sono quelli derivanti dalla riduzione degli impatti ambientali , dal risparmio energetico dalla riduzione dei rifiuti, dalla riduzione dell’nquinamento associati alle attività per l’acquisto di beni e servizi e per la realizzazione delle opere.
Benefici indiretti
sono quelli derivanti dal “potere di orientamento del mercato” di cui possono essere protagonisti i Consumatori.
La popolazione , attraverso la sensibilità ecologica dei propri acquisti , può indicare al mercato quali prestazioni richiede ad un bene/servizio e di fatto si arriverà all’auspoicato sviluppo sostenibile.
Benefici addizionali
sono quelli derivanti dall'estensione della responsabilità ambientale anche ad altri fattori, quali ad esempio quelli collegati alla qualità sociale (sfruttamento dei minori per la produzione, discriminazioni di genere, etc.) dei beni e servizi acquistati.
Come riconoscere i servizi e i prodotti verdi?
Ricercare il prodotto ecologico: I consumatori, siano essi persone, enti pubblici o imprese, possono liberamente acquistare prodotti più o meno ecologici e, una volta acquistati, decidere come utilizzarli. In queste scelte di libero mercato diventa fondamentale fornire ai consumatori un'informazione corretta ed affidabile sulle caratteristiche ambientali dei prodotti.Per acquistare verde è particolarmente importante che i Consumatori dispongano di una buona conoscenza del mercato, tenuto conto che le offerte alternative ai prodotti tradizionali non sempre sono conosciute e ben pubblicizzate.In fase di acquisto di beni, servizi o lavori una considerazione fondamentale deve riguardare: l'efficienza energetica poiché un minor utilizzo di energia comporta un risparmio di denaro e minori emissioni; lo smaltimento dei rifiuti a fine uso per il quale vanno considerati: la durabilità del prodotto; il volume e l'eterogeneità di rifiuti; la nocività ambientale dei rifiuti; il
grado di riciclabilità. Riconoscere il prodotto ecologico: cosa sono le etichette ecologiche
Le etichette ecologiche riguardano le caratteristiche ambientali dei prodotti e dei
servizi ed hanno lo scopo di informare e aiutare i consumatori a scegliere prodotti e
servizi a minor impatto ambientale. A tale scopo le etichette ecologiche
sono in grado di divulgare, secondo precise norme, delle informazioni utili, non ingannevoli e scientificamente valide che riguardano l'intero ciclo di vita dei prodotti con particolare riferimento all'utilizzo di materie prime, all'utilizzo di energia e allo smaltimento finale sotto forma di rifiuti.
DIVERSE CATEGORIE DI ETICHETTE ECOLOGICHE
Le etichette ambientali si distinguono in pubbliche e private seconda che facciano capo, rispettivamente a organismi pubblici internazionali o nazionali, oppure a ONG, gruppi industriali o associazioni di categoria, come ad esempio
l'etichetta FSC (Forest Stewardship Council, gestita da una ONG) e a loro volta possono essere relative ad un solo fattore ambientale (per esempio il consumo energetico - come nel caso dell'etichetta
Energy Star - o ai livelli di emissione di inquinanti) o essere multi criterio cioè relative ad un certo numero (una pluralità) di prestazioni ambientali (Tipo I, ISO 14024).
Le eco etichette possono essere inoltre obbligatorie oppure volontarie
Sono obbligatorie quando vincolano i produttori, gli utilizzatori, i distributori e/o altre parti in causa ad attenersi alle prescrizioni normative.Le etichette obbligatorie riguardano, ad esempio, i seguenti gruppi di prodotti:- Sostanze tossiche pericolose: forniscono all'utilizzatore/consumatore informazioni relative alla sicurezza e alla salute;
- Elettrodomestici:l'etichetta energetica (Energy Label) fornisce informazioni al momento dell'acquisto sul consumo energetico dell'apparecchio;
- Imballaggi: il Packaging Label, finalizzato alla raccolta, il recupero e il riciclo dei materiali da imballaggio a fine vita.
Le etichette volontarie si riferiscono a marchi ecologici (o dichiarazioni ambientali di prodotto) del tutto volontari, certificati da enti terzi (a seguito della verifica della rispondenza dei prodotti ai criteri ecologici prestabiliti) oppure possono costituire semplicemente uno strumento di informazione sulle caratteristiche ambientali dei prodotti. Sono etichette volontarie certificate da
enti terzi quelle rispondenti alla norma tecnica ISO 14024 (dette Tipo I) e ISO 14025 (dette Tipo III). Alla serie ISO 14024 appartiene anche il marchio europeo ECOLABEL (istituito nel 1992) che attualmente può essere assegnato ad oltre 20 gruppi di prodotti (rientranti, ad esempio, nei settori: pulizia, elettrodomestici, tessile, apparecchiature elettroniche, carta, servizio di ricettività turistica), nonché l'etichetta nazionale tedesca BLAUER ENGEL (istituita nel 1978), l'etichetta dei paesi scandinavi NORDIC SWAN (creata nel 1988) ed il marchio giapponese ECO MARK.
Sono invece auto dichiarazioni non certificate da enti terzi le asserzioni ambientali rispondenti alla norma tecnica ISO 14021 (dette Tipo II). Esse includono tutte le dichiarazioni, etichette e simboli di valenza ambientale presenti sulle confezioni dei prodotti e degli imballaggi o nella pubblicità. Di norma riguardano un solo aspetto ambientale come ad esempio la riciclabilità, il contenuto di materiale riciclato, l'assenza di sostanze dannose per l'ambiente, l'atossicità.
Cosa dovrebbe pretendere la popolazione?
La Comunità dovrebbe pretendere:
Promuovere  presso i cittadini gli acquisti verdi come strumento di sviluppo sostenibile attraverso la comunicazione, la formazione e l'educazione ambientale. Obiettivi che per essere raggiunti dovrebbero prevedere le seguenti attività:

Gli acquisti verdi non sono ancora conosciuti bene dalla popolazione e non sono ancora attuati in modo diffuso e sistematico presso le amministrazioni locali, per cui è opportuno divulgarne le potenzialità relative tanto alla tutela ambientale quanto al risparmio in termini economici.
Sensibilizzare la scuola ad attuare programmi specifici per lo sviluppo di una migliore coscienza ambientale fin dalla più tenera età anche con visite scolastiche presso aziende virtuose per lo sviluppo sostenibile.
Istituire   corsi per la formazione degli amministratori e dipendenti degli enti pubblici sui temi delle Politiche Integrate di Prodotto e in particolare del GPP e della sua pratica attuazione al fine di facilitare l'applicazione degli acquisti verdi per quanto attiene gli aspetti normativi di obbligatorietà da parte della P.A. con l'obiettivo finale di sviluppare nei partecipanti conoscenze, competenze e capacità per impostare procedure di acquisto integratecon criteri ecologici.
  Promuovere ed incentivare la partecipazione mista tra pubblico e privato a Gruppi di “Acquisti Verdi” in modo da far aumentare più velocemente la domanda di prodotti/servizi eco sostenibili e quindi per farne scendere il prezzo . Esempi calzanti sono gli acquisti programmabili per la carta riciclata (stampanti , fotocopiatrici, carta igienica, tovaglioli ecc ecc); per i pneumatici ecologici o ricostruiti; per il materiale di utilizzo nella bioedilizia; per l’acquisto di energia elettrica verde; per la produzione diffusa di energia verde (cooperative di produzione).
E' per questi motivi che Fare Verde ricorda ai Cittadini che sono loro i veri protagonisti per un futuro più pulito e sostenibile ed è per questo motivo che  sta inviando ai Comuni della Provincia di Frosinone un progetto tipo per gli acquisti verdi (GPP) quale misura adottata per la Green Economy con la speranza che il territorio della Provincia di Frosinone non perda di vista l'obiettivo finale dell'economia verde fonte di ogni finanziamento presente e futuro da parte dell'Unione Europea per produzioni e opere sempre più rispettose dell'Ambiente e della Biodiversità.




martedì 28 febbraio 2017

Gruppo Locale Fare Verde Valle di Comino.

Fare Verde in provincia di Frosinone si arricchisce di un nuovo Gruppo Locale ed infatti alla presenza del Presidente Provinciale è stata legittimata la nascita di Fare Verde Valle di Comino che è rappresentata da Piero Mancini. Il nuovo Gruppo Locale è già impegnato nella tutela del territorio  prestissimo farà parlare di se per due temi cari alla nostra Associazione: Energia e acqua.
La legittimazione del nuovo gruppo è stata perfezionata il 28 Febbraio 2017 dal Presidente Provinciale di Fare Verde Dott. Marco Belli e contemporaneamente sono arrivati i saluti di benvenuto dal Presidente Nazionale Avv. Francesco Greco e dal Presidente di Fare Verde Lazio Dott. Silvano Olmi.

Fare Verde Provincia di Frosinone
Piero Mancini




Fare Verde ONLUS è Associazione di Protezione Ambientale riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente ai sensi Art.13 L.349/86 – Decreto di riconoscimento n. 2080/SvS/DEC/2003 del 26 febbraio 2003 iscritta al registro delle organizzazioni di volontariato della Regione Lazio – sezione Ambiente, Natura, Animali dal 21/03/1994 ai sensi della Legge Regionale n.29/93 ONLUS (Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale) ai sensi del Dlgs 460/97

mercoledì 15 febbraio 2017

Inquinamento dell'aria in Provincia di Frosinone - Mentre il medico studia il malato muore



Nei Comuni della provincia di Frosinone  c’è ancora chi si diverte a giocare con i numeretti mentre la Commissione UE ha dato il via alla seconda fase della procedura d'infrazione contro l'Italia e altri Paesi - Germania, Francia, Spagna e Gran Bretagna - per l'inquinamento eccessivo da biossido d'azoto (NO2) riscontrato nell'aria di tante città. Ai Paesi finiti nel mirino di Bruxelles (Italia compresa) è stato quindi inviato un parere motivato nel quale si contesta la violazione della direttiva UE del 2008 e si chiede di spiegare entro due mesi come intendono mettersi in regola.
Bruxelles sollecita quindi l'Italia  "ad agire per garantire una buona qualità dell'aria e salvaguardare la salute pubblica" ricordando che più di 400 mila cittadini muoiono prematuramente nell'UE ogni anno a causa della scarsa qualità dell'aria. In Europa milioni di persone, inoltre, soffrono di malattie cardiovascolari e respiratorie causate dall'inquinamento atmosferico. La legislazione dell'UE sulla qualità dell'aria ambiente (direttiva 2008/50/CE) stabilisce valori limite per gli inquinanti atmosferici, tra cui l'NO2; in caso avvengano superamenti, gli Stati membri sono tenuti ad adottare e attuare piani per la qualità dell'aria che stabiliscono misure adeguate a rimediarvi nel più breve tempo possibile. .
Il  problema reale dell'inquinamento dell'aria che in Provincia di Frosinone è stato trasformato dalla politica in una questione filosofica nell’interpretazione dei numeri come se una o più giornate ecologiche programmate con controlli inattuabili potessero risolvere la situazione. In Ciociaria l’emergenza ambientale della qualità dell’aria si affronta con esternazioni trionfalistiche di politici locali supportate dalla stampa che invece di avere un ruolo determinante nell’informazione si comporta come sostenitrice sfegatata di chi la spara più grossa. Fino a questo momento non è stata attuata alcuna soluzione fattiva e neppure una  capillare informazione  tanto è vero che la maggior parte della popolazione è convinta che in Ciociaria si continui a respirare aria buona.
I giornali per fare corretta informazione sull’inquinamento dell’aria potrebbero pubblicare giorno per giorno i dati di rilevamento delle centraline dell’Arpalazio  senza enfatizzare i pensieri stupendi dei politici locali che tra le altre cose sono ritenuti , da questa Associazione, corresponsabili dell’emergenza ambientale in corso in quanto non hanno  avuto la capacità di redigere nel passato remoto e recente programmi a medio e lungo termine per il risanamento dell’aria anche per paura di decisioni impopolari.
Per risolvere il problema dell’aria in Provincia di Frosinone non si possono aspettare   i provvedimenti a lungo termine decisi dal Ministero dell’Ambiente con il programma Mobidic , l’installazione di colonnine per la ricarica elettrica e gli incentivi. Sul nostro territorio ci si ammala ora , si  muore  e si morirà mentre verranno attuati i progetti di risanamento della qualità dell’aria. E'  per questo motivo  che Fare Verde  chiede alle Istituzioni locali di abbandonare le strane soluzioni adottate fino a questo momento e di iniziare a prendere decisioni drastiche in difesa della salute. Si propone quindi nell'immediato:  di sigillare tutte le caldaie per il riscaldamento domestico ad una temperatura di 19°C; di istituire isole pedonali in tutti i Comuni della Provincia di Frosinone senza deroghe alla circolazione eccezion fatta per gli automezzi di emergenza e di polizia; di effettuare rilevamenti termici dotandosi di ispettori ambientali volontari dotati di apposita strumentazione per il rilevamento termico, di permettere il traffico solo  nelle ore notturne e a targhe alterne per i veicoli più inquinanti, di imporre filtri per il riscaldamento domestico alle caldaie a biomassa entro 15 giorni pena il sequestro e il sigillo degli impianti termici domestici ed infine di sospendere le autorizzazioni e le licenze per sessanta giorni a tutte le attività produttive che ai controlli risulteranno irrispettose della normativa vigente e di riammetterle alla produttività solo dopo il loro adeguamento e senza deroghe. Di spendere il denaro che verrà acquisito, con le multe per l’inquinamento dell’aria , per incentivare localmente la produzione di energia pulita nelle scuole in modo da impartire con l’esempio una corretta educazione ambientale.
Non si può aspettare altro tempo perché il tempo è scaduto.