domenica 7 giugno 2026

Torrente Amaseno: un ecosistema sacrificato tra reflui depurativi, abusi edilizi e passerelle politiche

 


Il torrente Amaseno, da anni, non è più un corso d’acqua vivo. Per oltre 250 giorni l’anno, l’alveo riceve esclusivamente i reflui dei depuratori dei comuni del comprensorio. Un paradosso idrologico e ambientale: nonostante lo sversamento continuo dai depuratori , il torrente rimane in secca.

Tradotto in termini concreti: i reflui depurati non scorrono, ma si infiltrano direttamente nelle falde, con un rischio evidente per la qualità delle acque sotterranee.

In assenza di un flusso naturale capace di diluire gli scarichi, gli stessi depuratori non riescono a chiudere il ciclo di trattamento, rendendo inefficace un sistema che dovrebbe tutelare l’ambiente e la salute pubblica.

Un ecosistema sotto assedio: carenza di acqua , troppa pressione antropica e troppi manufatti abusivi

Alla pressione dei reflui si aggiunge un’altra ferita: le sponde del torrente sono state progressivamente saccheggiate, occupate da costruzioni realizzate senza il rispetto delle normative statali e regionali. Un consumo di suolo illegittimo che ha cancellato habitat, corridoi ecologici e interi tratti di vegetazione ripariale.

Oggi, mentre il torrente è ridotto a un alveo arido, alcuni esponenti politici trasformano l’Amaseno in una passerella mediatica, sbandierando interventi sugli argini come se fossero opere risolutive.quando in realtà, questi lavori invasivi distruggono le ultime tracce di biodiversità sopravvissute.

Fare Verde Provincia di Frosinone APS, da anni, denuncia una verità semplice e ignorata: l’acqua dell’Amaseno è stata captata, sottratta al corso naturale creando impedimento al mantenimento del flusso minimo vitale, obbligatorio per legge.

Già nel 2017 l’associazione interpellò l’allora Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare – Divisione Tutela quali‑quantitativa delle Risorse Idriche e Distretti Idrografici. Con nota prot. 0005265 dell’8 marzo 2017, il Ministero comunicò che:

il sottobacino dell’Amaseno era stato inserito nel Piano di Tutela delle Acque Regionale (PTAR) del Lazio come area di miglioramento al 2021;


erano previste misure specifiche sugli impianti di depurazione da parte dell’Autorità regionale competente;


lo stato ecologico del torrente non soddisfa la Direttiva Quadro Acque 2000/60/CE, come da anni sostiene il presidente della nostra Associazione il Dott. Marco Belli.

Il Ministero invitò inoltre a consultare il sito del Distretto Idrografico dell’Appennino Meridionale per verificare le condizioni del corso d’acqua.

A distanza di anni, però, nessuno ha affrontato il nodo centrale: non servono nuove opere edilizie, ma il ripristino dell’acqua, della sua continuità ecologica e della sua capacità di rigenerare l’ecosistema.

Un tempo l’Amaseno alimentava i mulini di Monte San Giovanni Campano. Oggi, invece, è un alveo svuotato, un simbolo di ciò che accade quando l’ambiente viene sacrificato a favore di interessi di breve respiro.

La speranza – che è davvero l’ultima a morire – è quella di rivedere l’acqua tornare a scorrere, tanta e pulita, capace di:

restituire vita al torrente,


ripristinare gli equilibri ecologici,


e magari spazzare via anche il greenwashing di chi si presenta solo per farsi fotografare.

Fare Verde Provincia di Frosinone APS continuerà a battersi, con documenti alla mano e con la forza della legalità, affinché il torrente Amaseno torni a essere un ecosistema vivo, non un canale di scarico né un palcoscenico per la politica del consenso.

Il silenzio assordante delle sedicenti associazioni ambientaliste spiega tante cose.


Lavori fatti dalle ruspe dentro l'alveo del torrente .





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