domenica 24 maggio 2026

Depuratore intercomunale di Isola del Liri: una storia lunga oltre 18 anni e ancora senza fine

ACQUA CHIARA 

La vicenda del depuratore intercomunale di Isola del Liri affonda le sue radici nel 2008, quando l’opera venne programmata come “Impianto di depurazione Anitrella” a servizio dei Comuni di Monte San Giovanni Campano, Isola del Liri, Castelliri e Arpino, con finanziamento della Regione Lazio.

La Delibera di Giunta Regionale n. 668/2008 inserì l’opera tra gli interventi prioritari affidati ad ACEA ATO 5. Il costo previsto era di 12 milioni di euro, così ripartiti:

  • 8,4 milioni della Regione Lazio
    • 5,6 milioni immediatamente disponibili
    • 2,8 milioni da erogare tramite ribassi d’asta
  • 3,6 milioni derivanti dalle tariffe pagate dagli utenti

Successivamente, a seguito di interlocuzioni tra ACEA ATO 5 e la Direzione Ambiente regionale, 625.000 euro vennero provvisoriamente spostati per coprire il completamento del depuratore di Anagni.

Nel 2013, la nostra Associazione chiese ufficialmente alla Provincia di Frosinone di chiarire che fine avesse fatto il depuratore previsto in località Scaffa, sulla riva del Liri a Monte San Giovanni Campano dove ci fu addirittura la cerimonia di inaugurazione. Da quel momento, la narrazione istituzionale cambiò: si iniziò a parlare di “depuratore intercomunale di Isola del Liri”, mentre ACEA veniva nel frattempo obbligata a realizzare nuovi impianti a Monte San Giovanni Campano per porre fine al disastroso stato della depurazione locale.

 Gli investimenti in tariffa: soldi incassati, impianto mai costruito

Secondo i  Piani degli Investimenti ATO 5, approvati dai Sindaci, l’opera è stata ripetutamente finanziata attraverso le bollette:

  • 5,2 milioni nel Piano 2014–2017
  • 8,2 milioni nel Piano 2016–2019
  • 10,9 milioni nel Piano 2019–2021

ACEA ha quindi avrebbe incassato negli anni somme crescenti, senza avviare la costruzione dell’impianto.

 Oggi: 16 milioni dalla Regione Lazio. Ma quanto deve costare questo depuratore?

La Regione Lazio ha annunciato 16 milioni di euro per il depuratore intercomunale. La domanda è inevitabile:

Ma quanto deve costare questo impianto?

Dai 12 milioni del 2008 ai 16 milioni del 2026, passando per oltre 20 milioni complessivi già caricati in tariffa, la cifra appare in continua lievitazione.

E l’esperienza insegna che, una volta avviata la spesa, i ritocchi verso l’alto non mancano mai.

 Un’opera che doveva essere  già funzionante 

Il depuratore intercomunale di Isola del Liri avrebbe dovuto:

  • risolvere criticità storiche del Liri
  • eliminare scarichi non conformi
  • garantire un trattamento adeguato dei reflui
  • tutelare salute pubblica e ambiente

Tutto questo doveva essere già risolto da anni, perché gli investimenti sono stati ampiamente finanziati dagli utenti.

La posizione della nostra Associazione di tutela Ambientale .

Fare Verde Provincia di Frosinone APS  ritiene che questa vicenda rappresenti un caso emblematico di:

  • mancanza di trasparenza
  • inefficienza gestionale
  • assenza di controllo pubblico
  • costi fuori controllo

E soprattutto di promesse ripetute senza nessun  risultato concreto.

Conclusione

Dopo 18 anni, milioni di euro incassati e continui annunci, il depuratore intercomunale non esiste ancora.

La nostra Associazione continuerà a vigilare, documentare e denunciare ogni opacità, perché i Comuni di Isola del Liri, e Arpino in questo caso NON HANNO DEPURATORI come del resto non li hanno i comuni di Santopadre, Fontana Liri ed Arce.

Fare Verde Provincia di Frosinone APS si rivolge direttamente all'Autorità Giudiziaria chiedendo la giusta punizione prevista dalle leggi dello Stato  per chi continua da anni ad inquinare il fiume Liri


Il depuratore fantasma di Isola del Liri




martedì 19 maggio 2026

In provincia di Frosinone si spreca oltre metà dell’acqua potabile. E mentre la rete cade a pezzi, si fa greenwashing nelle scuole.

 

ACQUA CHIARA - La provincia di Frosinone continua a registrare una dispersione idrica tra le più alte d’Italia, con punte che superano il 60% dell’acqua potabile immessa in rete. Una cifra impressionante, che descrive un sistema inefficiente, inefficace , costoso e soprattutto insostenibile.

Mentre migliaia di metri cubi di acqua potabile si perdono ogni giorno sotto terra, il gestore del servizio idrico integrato preferisce dedicarsi a iniziative di facciata: lezioni nelle scuole, campagne di sensibilizzazione , inviti a “non sprecare l’acqua mentre ci si lava i denti”.

Un messaggio corretto, certo. Ma profondamente dissociato dalla realtà , se pronunciato da chi spreca più acqua di quanta ne consegni.

I numeri parlano da soli

  • In molti Comuni della provincia di Frosinone la dispersione di acqua potabile supera il 55–60%.

  • Ogni giorno si perdono migliaia di metri cubi di acqua potabile già trattata e pagata.

  • Le perdite “non visibili” restano attive per mesi o anni, senza interventi risolutivi.

  • I cittadini subiscono razionamenti, cali di pressione e interruzioni, mentre la rete continua a disperdere acqua.

Questi dati non sono opinioni: sono la fotografia di un sistema che non funziona.

 Il greenwashing che aleggia sulla popolazione

Il gestore del servizio idrico integrato parla di “sostenibilità”, “risparmio”, “educazione ambientale”. Ma la sostenibilità non si predica: si pratica.

Finché la rete pubblica continuerà a disperdere oltre metà dell’acqua potabile, ogni lezione nelle scuole sarà solo greenwashing istituzionale.

Non si può chiedere ai bambini di risparmiare l’acqua quando la rete ne spreca quantità di milioni di volte superiori. Non si può parlare di tutela della risorsa idrica mentre si ignorano perdite gigantesche che drenano soldi pubblici, energia e risorse naturali.

Le responsabilità non sono dei cittadini e la narrativa che punta il dito contro i consumi domestici è fuorviante.

Il vero problema non è il rubinetto lasciato aperto per qualche secondo: il vero problema è una rete idrica vecchia, fragile, non manutenuta, che perde acqua in ogni dove.

Fare Verde Provincia di Frosinone APS chiede:

  • Interventi immediati per la sostituzione degli acquedotti colabrodo nelle tratte più critiche.

  • Manutenzione programmata, non emergenziale.

  • Trasparenza totale dei dati sulle perdite Comune per Comune.

  • Riduzione drastica della dispersione idrica entro tempi certi.

  • Valorizzazione del riuso delle acque depurate, per ridurre la pressione sulle sorgenti naturali.

  • Bilancio di sostenibilità idrica aziendale redatto con le associazioni dei cittadini

La posizione di Fare Verde Provincia di Frosinone APS

Non accettiamo lezioni di sostenibilità da chi spreca più acqua di quanta ne distribuisca. La tutela della risorsa idrica non si fa con i cartelloni nelle scuole, ma con investimenti, manutenzione e trasparenza.

La provincia di Frosinone non ha bisogno di slogan, mascotte o opuscoli colorati. Ha bisogno di condotte che non perdano, di investimenti reali, di responsabilità. Finché la rete continuerà a disperdere oltre metà dell’acqua potabile, ogni iniziativa educativa del gestore sarà percepita per ciò che è: una copertura comunicativa che non risolve il problema, ma lo nasconde.






giovedì 14 maggio 2026

La stazione ferroviaria AV a Frosinone potrà essere un acceleratore, non un generatore di sviluppo- Il nostro silenzio è terminato!

 

Perché l’Alta Velocità da sola non basta per lo sviluppo della Provincia di Frosinone.

L’Alta Velocità è uno strumento potente, ma non un motore autonomo di sviluppo. Fare Verde provincia di Frosinone APS sottolinea che la sua utilità dipende da ciò che un territorio è già in grado di offrire .

Effetto‑attrattore — Le stazioni AV funzionano quando si innestano su territori già forti: Milano, Bologna, Firenze, Napoli. Dove il tessuto economico è debole, l’AV accelera gli spostamenti… verso altri poli più competitivi.

Assenza di filiere locali — Senza un sistema produttivo innovativo, servizi avanzati, università e centri di ricerca, l’AV non genera nuova domanda economica.

Rischio “aspirapolvere” — L’alta velocità può favorire la fuga di competenze: vivere a Frosinone e lavorare a Roma diventa più facile, ma non il contrario.

Mancanza di intermodalità — Una stazione AV isolata, senza bus, parcheggi, ciclovie, collegamenti rapidi con i comuni, resta un “non‑luogo” che non genera economia.

Zero impatto sulle criticità strutturali — L’AV non risolve inquinamento, consumo di suolo, desertificazione industriale, carenza di servizi sanitari, lentezza amministrativa.

Esperienze italiane negative — Ci sono stazioni AV che non hanno prodotto sviluppo: Afragola (per anni sottoutilizzata), Reggio Emilia AV (grande architettura, ma impatto economico limitato rispetto alle aspettative).

Il caso specifico della provincia di Frosinone

Economia sbilanciata — La provincia soffre di deindustrializzazione, crisi delle filiere chimiche e metalmeccaniche, scarsa innovazione.

Pressione ambientale elevata — SIN Valle del Sacco, qualità dell’aria critica, consumo di suolo, gestione rifiuti: fattori che frenano investimenti e qualità della vita.

Debolezza dei servizi — Università marginale, trasporti locali insufficienti, scarsa attrattività per giovani e imprese.

Competizione con Roma — L’AV avvicina ancora di più Roma, che già oggi assorbe lavoro, studenti e investimenti.

Risultato: senza un piano di sviluppo integrato, l’AV rischia di essere solo un’infrastruttura costosa che accelera la fuga di capitale umano.

Cosa serve davvero per generare sviluppo

Rigenerazione industriale basata su green economy, agroalimentare avanzato, tecnologie ambientali.

Università e ricerca con poli reali, non solo sedi distaccate.

Trasparenza e legalità per attrarre investitori e ridurre le distorsioni del territorio.

Infrastrutture locali: bus, navette, ciclovie, collegamenti rapidi tra comuni.

Pianificazione territoriale che limiti consumo di suolo agricolo e favorisca rigenerazione urbana.

Sviluppo delle filiere agricole per prodotti di altissima qualità

Solo dentro questo quadro una stazione AV può diventare un moltiplicatore.




sabato 2 maggio 2026

Pianio rifiuti Regione Lazio - Il silenzio degli innocenti?



I sindaci della provincia di Frosinone restano in silenzio di fronte ad un piano rifiuti della Regione Lazio con tante incongruenze che penalizzano la provincia di Frosinone.

Nel dibattito sul Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti 2026‑2031 emergono contraddizioni sostanziali che mettono in discussione la coerenza del documento con le direttive europee sull’economia circolare.
Il piano fonda il proprio equilibrio impiantistico sul termovalorizzatore di Roma, un impianto ancora inesistente, la cui costruzione è lontana nel tempo. Basare la strategia regionale su un progetto non operativo significa rinviare di anni la reale chiusura del ciclo dei rifiuti.

Inoltre, i TMB (Trattamenti Meccanico‑Biologici) vengono impropriamente considerati impianti intermedi, mentre la Commissione Europea non li riconosce come tali, poiché non assicurano un effettivo recupero di materia e non contribuiscono alla transizione verso l’economia circolare.

La prevista riapertura della discarica MAD di Roccasecca completerà l'opera dando disponibilità di spazi immediati per conferire rifiuti da ogni dove affossando di nuovo il principio di prossimità. Tutti in silenzio tanto il problema è di chi ce l'ha! Un enorme problema per il Sindaco di Roccasecca: Unico Sindaco della Provincia di Frosinone ad opporsi alla riapertura della discarica MAD.


La riduzione dell'1% dei rifiuti annui fa piangere perchè indica chiaramente che la quantità di rifiuti da smaltire resta quasi invariata, quindi continuano a servire discariche e impianti di incenerimento per gestire gli scarti residui.
Di fatto il flusso verso i TMB e i termovalorizzatori non diminuisce, perché la frazione indifferenziata rimane elevata.
La riduzione dell'1% dei rifiuti consolida un modello basato sul trattamento e non sulla prevenzione, in contrasto con l'Unione europea che privilegia riduzione, riuso e riciclo.

A fronte di queste incongruenze, la provincia di Frosinone, dove già insistono tutti gli impianti previsti dal piano, risulta la più penalizzata del Lazio: i nuovi impianti richiederanno anni per essere realizzati, mentre il territorio continuerà a sopportare il peso ambientale e sanitario di un sistema sbilanciato e in ritardo.

Fare Verde Provincia di Frosinone APS chiede un piano fondato su riduzione, riciclo e responsabilità territoriale, non su impianti climalteranti o soluzioni transitorie..